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Fino a qualche tempo fa ci saremmo inventati qualsiasi cosa per scansarcelo. Ora invece, dopo la pandemia, è un segno di ritorno alla vita

21 Agosto 2022

Gaetano Cappelli

Ehi chi si vede! Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare… Anche se a scagliarci in un lontano dimenticato universo basta poco. In questo caso, un matrimonio. Fino a qualche tempo fa ci saremmo inventati qualsiasi cosa per scansarcelo. Ora invece, dopo questi due anni di pandemia, è comunque un segno di ritorno alla vita. Anche se di agosto. Anche se con quest’afa assassina. E quindi eccoci qui, vestiti di tutto punto, e ovviamente grondanti come in un bagno turco ma decisi a commuoverci per l’avverarsi del sogno di questi due giovani virgulti. Che poi giovani manco tanto. Avranno quarant’anni almeno – è tanto che, poverini, rinviano la cerimonia –, e già almeno un figlio se non due – vestiti da paggetti guardano titubanti i genitori: il padre nella sua divisa da palafreniere, con tanto di tuba, e la mamma mezza nuda nell’abito da sirena, che si promettono amore eterno davanti al prete, a sua volta titubante per le nudità tatuate della promettente. Ma cosa possiamo farci? Oggi funziona così.

Tutto invece come una volta per il resto; e il resto è il menù che leggiamo con raccapriccio – considerandone la assai generosa dovizia ne avremo da qui a tarda notte, e magari ci scappa pure la spaghettata albesca. Massì dai, ci diciamo di nuovo considerando la cupa tetraggine dei mesi del lockdown – questa è di nuovo vita! Ottimismo che sembra però subire un colpo definitivo quando, dopo aver navigato a vista nell’immenso arcipelago dei tavoli, ce lo troviamo seduto lì, proprio al nostro. È Ics Ipsilon. Era il più deficiente tra gli amici di una volta e considerando lo sguardo altezzoso e bovino con cui ci fissa, parrebbe rimasto lo stesso di sempre. Ne siamo più che sicuri quando, presentandoci alla moglie, una tizia ugualmente altezzosa, nonostante l’abito a rouche e la pettinatura cotonata, stile vecchio west, le dice lui è il mio fratellone di sangue [sic], quante ne abbiamo combinate insieme – mentre tu pensi a quante ne combinavi sì, ma pur di togliertelo di torno. «E dimmi dimmi», continua tronfiamente il mentecatto, «ti sei poi sposato, vecchio po…», «Certo certo» fai indicandole tua moglie prima dell’irreparabile. «E Tizio e Caia che fine hanno fatto, sempre sfigati?», riprende lui imperturbabile, dove Tizio ha attualmente un suo quadro a Kassel Documenta e Caia ha messo a punto una tecnica innovativa per la conservazione dei legumi. «Ah, la vecchia passione per i piselli!» se la ride il demente. «Per il resto» fa, aggiustandosi la pochette dello stesso orribile disegno della cravatta, «Potenza è sempre provinciale come una volta?». Io mi alzerei per prenderlo a parole. Invece comincio a tossire. E tossisco tossisco, finché ad alzarsi non sono lui e quel boiler inghirlandato della sua signora. Evviva!

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