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«Asfalto Teatro» come la Porziuncola

«Asfalto Teatro» come la Porziuncola

L'asfalto teatro di Aldo Augieri

La storia di Aldo Augieri, artista visionario che col suo Padre Giulio regala la «vita» nel quartiere San Pio

03 Aprile 2022

Luisa Ruggio

Perché mai qualcuno, invece di una casa, dovrebbe costruire un teatro? C'è chi può vivere interi anni senza mai camminare su un palcoscenico o in una platea. Senza nemmeno leggere libri, scrivere una parola o dare ascolto alle voci che passano attraverso tutti gli altri deperibili io. Se non fosse che una vita non basta. E allora, che fare? Chiedetelo ad Aldo Augieri. Chiedeteglielo varcando la soglia di Asfalto Teatro, ovvero quella Porziuncola altra, contemporanea e periferica, in Via Dalmazio Birago nella Lecce del quartiere San Pio, dove lui che un santo non è (o forse sì?), ha inventato un personaggio che si chiama Padre Giulio e pedala instancabile verso il luogo che da anni rende possibile per tutti noi. E dove, negli ultimi due anni, non ha smesso neanche per un giorno di nutrire un'emergenza divergente rispetto a quella che ha sancito la fine del mondo come lo intendevamo prima della pandemia, delle zone rosse, dei teatri chiusi.

Ora che lo stato di emergenza nazionale è finito, quello di questo attore, regista, scrittore, visionario e incompreso fuoriclasse, continua a beneficio di chi partecipa ai suoi spettacoli per concedersi l'occasione, se non proprio di vivere, di lasciarsi almeno sfiorare dal fuoco. E questa linea ardente brucia eruttando idee, personaggi, tipi umani, contesti finalmente più deliranti del reale, in una parola tutto. Tutto quel che dovrebbe fare il teatro. L'Apocalisse, per esempio. Altro che l'allerta meteo di questo fine settimana! Allerta teatro, semmai. Da questa rilettura e riscrittura ai tempi dei decreti, infatti, nasce «Ubique», il nuovo spettacolo scritto e interpretato da Aldo Augieri, Giuseppe Vergori e Simona Sansonetti, in replica stasera ad Asfalto Teatro, dopo la prima di ieri. In scena non ci sono soltanto tre attori, due missionari e l'angelo sterminatore pronto a vendere rimedi contro il finale dei finali, c'è soprattutto la conseguenza di una stesura a sei mani che nessun virus ha fermato. Del resto, nelle apocalittiche primavere di questo storico biennio, mentre tutte le città diventavano spettrali come sa esserlo solo la provincia, quando giusto alle chiese era concessa l'apertura al «pubblico», come potevano gli attori non impazzire o creare? E così, i tre protagonisti ci accolgono su un'isola un po' cattedrale e un po' inferno per raccontarci la truffa e la televendita delle paure. Altrimenti, come cominciare a risorgere?

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