Domenica 12 Aprile 2026 | 18:11

Matera e il Cialliddo, vero collante sociale

Matera e il Cialliddo, vero collante sociale

Matera e il Cialliddo, vero collante sociale

 
Mariateresa Cascino

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Mariateresa Cascino

Matera e il Cialliddo, vero collante sociale

Volendo scomodare l’antropologo evoluzionista Robin Drubar, che definisce il cialliddo la colla della società, ne indichiamo alcuni punti chiave, tutt’altro che banali

Domenica 12 Aprile 2026, 15:25

Matera, da Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 a Capitale del Cialliddo. C’è già qualcuno che ha ribattezzato il blasonato titolo con una definizione ben più domestica e azzeccata. Ma cosa è il cialliddo? E quali i suoi effetti in una piccola provincia?

Volendo scomodare l’antropologo evoluzionista Robin Drubar, che definisce il cialliddo la colla della società, ne indichiamo alcuni punti chiave, tutt’altro che banali. In primis, è bene ricordare che il cialliddo, detto anche gossip, evolutosi nel neolitico, sostituisce lo spulciamento fisico, il grooming delle scimmie, permettendo di creare legami sociali, gestire alleanze, scambiare informazioni cruciali tra gruppi. Anche dal punto di vista neuroscientifico, il cialliddo è molto interessante. Parlare degli altri attiva le stesse aree cerebrali coinvolte nella ricompensa: in sostanza, spettegolare dà piacere. Non è un caso. Il cervello umano è progettato per monitorare il comportamento sociale, individuare alleanze, tradimenti, gerarchie. Il pettegolezzo è, in questo senso, una forma primitiva di intelligence collettiva. Infatti, unisce. Crea coesione, rafforza il senso di appartenenza, stabilisce un “noi” contrapposto a un “lui” (o “lei”) momentaneamente sotto osservazione. Condividere una voce, anche frivola, è un modo per dire: siamo dentro la stessa storia. In una città come Matera, dove la comunità è ancora una trama fitta e riconoscibile, il cialliddo funziona come collante sociale. È la versione orale dei social network, ma con più memoria e meno filtri.

Poi, pensandoci, esistono diverse tipologie di cialliddo. C’è quello giornalistico, che aggiorna su fatti reali con una certa accuratezza, quello interpretativo, che aggiunge retroscena mai verificati ma emotivamente convincenti. Il peggiore è il cialliddo creativo che, con il suo lato oscuro sottile e persistente pervade di invidia sociale. Il successo altrui viene ridimensionato, spiegato, talvolta smontato. È un meccanismo di riequilibrio, ma anche una forma di difesa collettiva contro ciò che destabilizza: chi emerge, chi cambia, chi rompe la quiete. Come forma di controllo sociale, è un freno all’innovazione e alla sperimentazione. Ma non basta liquidarlo come semplice difetto culturale: è anche una palestra emotiva, insegna a leggere gli altri, a interpretare segnali, a muoversi in un ecosistema relazionale complesso. In piccole dosi, è persino utile. In dosi massicce, diventa tossico. Forse, allora, Matera 2026 ha colto nel segno più di quanto sembri. Perché il dialogo, quello vero, non è solo fatto di convegni e panel internazionali. È fatto anche di sguardi, mezze frasi, narrazioni che corrono veloci tra una porta e l’altra. Il cialliddo, nel suo piccolo, è già una forma di dialogo. Disordinata, imperfetta, ma profondamente umana.

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