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La Puglia dovrà dare 40 milioni all'ospedale «Panico» di Tricase

La Puglia dovrà dare 40 milioni all'ospedale «Panico» di Tricase

La Puglia dovrà dare 40 milioni all'ospedale «Panico» di Tricase

 
La Puglia dovrà dare 40 milioni all'ospedale «Panico» di Tricase

Domenica 15 Luglio 2012, 08:41

03 Febbraio 2016, 01:16

di Antonio Andrea Ciardo

TRICASE - Il Consiglio di Stato (Sezione Terza) ha accolto la domanda di sospensione dell’efficacia della sentenza del Tar Puglia-Bari (Sezione Seconda), concernente la «Determinazione delle prestazioni sanitarie erogate nell’anno 2008», presentata dagli avvocati Ernesto Sticchi Damiani e Giulio Petruzzi per conto dell’Azienda ospedaliera «Card. Giovanni Panico» di Tricase. L’ordinanza del Consiglio di Stato, la n. 2012/02737, adottata nella camera di consiglio della Terza Sezione del Consiglio di Stato di venerdì scorso (presidente Alessandro Botto, estensore il consigliere Vittorio Stelo), riveste un carattere storico, perché al di là della specificità dei contenuti e per le ricadute positive sulla stessa sopravvivenza dell’ospedale di Tricase, sancisce un principio fondamentale, quello cioè che le aziende ospedaliere gestite da enti ecclesiastici sono equiparabili alle strutture pubbliche del sistema sanitario nazionale.

Il Consiglio di Stato ha accolto sostanzialmente il ricorso della Pia Fondazione di culto e religione «Card. Giovanni Panico» contro due pronunce del Tar Bari che aveva respinto due ricorsi proposti dalla stessa Fondazione ossia l'ospedale di Tricase gestito dalle suore Marcelline, con cui erano stati impugnati i provvedimenti della Regione Puglia, che disponevano rispettivamente il saldo delle prestazioni complessive erogate dalla struttura nell'anno 2008 e il documento di indirizzo economico funzionale per l'anno 2010, dove in prima battuta veniva sottodimensionata l'attribuzione di risorse.

La sentenza, nel concreto, mette l’azienda ospedaliera nelle condizioni di poter recuperare dalla Regione crediti per circa 40 milioni di euro.

Le sentenze del Tar Bari erano in «contrasto» con la «funzione insostituibile quotidianamente assolta dall'ospedale di Tricase, che rappresenta nodo nevralgico sul territorio del Basso Salento per l'attività assistenziale, di indubbia rilevanza anche per quanto concerne l'attività di trapianto di organi». Per Sticchi Damiani e Petruzzi le pronunce del Tar barese non erano «condivisibili», in quanto, peraltro, i giudici amministrativi non avrebbero solo «opinabilmente disconosciuto l'equiparazione» già indicata, ma anche espresso delle «affermazioni difficilmente compatibili», distinguendo per un verso «l'esistenza di ineludibili obblighi in capo agli enti ecclesiastici in termini, ad esempio, di inquadramento del personale, equiparato a quello degli ospedali pubblici» e, per altro verso, rinnegando però che i primi potessero contribuire, come di fatto da sempre è avvenuto, al pari dei secondi al soddisfacimento del fabbisogno assistenziale della pubblica utenza». Gli avvocati, inoltre, avevano evidenziato come le pronunce del Tar Bari risultassero «inaccettabili» nelle specifiche parti in cui «sono state disconosciute attività di pronto soccorso e di trapianto d'organi che l'azienda ospedaliera ha effettuato e continua a garantire in termini consistenti in luogo delle strutture ospedaliere pubbliche».

Il Consiglio di Stato s’è pronunciato, ha dato ragione all’ospedale di Tricase che ora tira un sospiro di sollievo, ma «anche e soprattutto di speranza e di ringraziamento», come sottolinea il direttore generale dell’ospedale suor Margherita Bramato, che non nasconde la «profonda convinzione che il miracolo è stato compiuto per l’intercessione dello stesso cardinale Panico che in queste settimane ricordiamo nel 50° anniversario della sua morte: l’opera è nata con la sola volontà di dare una prospettiva di salute ai poveri e quel carisma oggi ha ricevuto anche l’imprimatur della suprema magistratura amministrativa. Ringraziamo il Signore e ancor più ci rivolgiamo con fiducia ai nostri protettori, primi fra tutti il cardinale Panico appunto e la nostra Madre Elisa Zanchi».
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