Mercoledì 04 Febbraio 2026 | 19:14

Noci, reati estinti per i lavori dell'ex convento: prosciolti in 15 dalla presunta truffa alla Regione Puglia

Noci, reati estinti per i lavori dell'ex convento: prosciolti in 15 dalla presunta truffa alla Regione Puglia

 
Viviana Minervini

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Viviana Minervini

Noci, reati estinti per i lavori dell'ex convento: prosciolti in 15.

L'ex assessore comunale Lippolis in una lettera: « È la fine di un peso che ha accompagnato per anni la mia vita personale e familiare»

Mercoledì 04 Febbraio 2026, 17:45

17:49

Si chiude con una serie di prescrizioni il processo sulla presunta truffa ai danni della Regione Puglia legata alla ristrutturazione di un immobile ecclesiastico a Noci, finanziata con fondi europei. Il Tribunale di Bari, Prima Sezione penale, ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di quindici imputati perché i reati contestati sono estinti per intervenuta prescrizione. Per un altro imputato, Daniele Maggipinto, il procedimento è stato dichiarato estinto per morte del reo.

La sentenza è stata pronunciata il 27 gennaio scorso dal giudice monocratico Ambrogio Marrone, che ha anche disposto la perdita di efficacia del sequestro preventivo per equivalente eseguito nel 2017 nei confronti, tra gli altri, dell’ex assessore comunale di Noci Vittorio Lippolis, di Franco Garritano e dello stesso Maggipinto, ordinando la restituzione dei beni mobili, immobili, finanziari e delle quote societarie sottoposte a vincolo.

Il procedimento riguardava una presunta truffa aggravata per il conseguimento di fondi pubblici, autoriciclaggio e false fatturazioni legata alla ristrutturazione dell’immobile di via Barsento 15, a Noci, di proprietà dell’Istituto ecclesiastico Figlie di Sant’Anna, trasformato in una casa di riposo. Secondo l’accusa, i costi dei lavori sarebbero stati artificiosamente gonfiati per ottenere un finanziamento europeo pari a 1.468.553 euro nell’ambito del Por Puglia 2007-2013, a fronte di spese reali nettamente inferiori.

Tra gli imputati figuravano, oltre a Lippolis, anche la procuratrice legale dell’Istituto Figlie di Sant’Anna, Rita Palmira Caiaffa, l’economa Celia Maria Parente Portela, il commercialista Paolo Vincenzo Gentile e diversi professionisti e imprenditori coinvolti nella ristrutturazione, accusati – a vario titolo – di aver emesso fatture gonfiate per giustificare costi più elevati alla Regione. Alla Lipa s.a.s. di Vittorio Lippolis era contestato anche l’autoriciclaggio, per il presunto trasferimento di circa 200mila euro sui conti societari attraverso una serie di bonifici.

Il Tribunale ha rigettato la richiesta di risarcimento danni e di pagamento delle spese processuali avanzata dalla Regione Puglia, costituita parte civile, e ha disposto la separazione del procedimento per consentire la prosecuzione del giudizio nei confronti di dell’Istituto ecclesiastico Figlie di Sant’Anna, per il quale resta in piedi il sequestro preventivo funzionale alla confisca fino alla concorrenza di 1.469.553 euro. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro sessanta giorni.

LIPPOLIS: «È LA FINE DI UN PESO CHE HA ACCOMPAGNATO PER ANNI LA MIA VITA»

«Posso dire di aver attraversato questa vicenda senza che sia stato accertato a mio carico alcun profitto personale o responsabilità definitiva. Per me non è una vittoria contro qualcuno. È la fine di un peso che ha accompagnato per anni la mia vita personale e familiare». Lo scrive in una lettera Vittorio Lippolis, ex assessore del Comune di Noci, nel Barese, commentando l’esito del processo che, a dieci anni dai fatti che gli venivano contestati e che nel dicembre 2017 gli erano costati l’arresto e il sequestro di beni, si è chiuso con la prescrizione dei reati per tutti i 15 imputati.
Lippolis, accusato di truffa aggravata e auto-riciclaggio, era ritenuto il «promotore e principale artefice della frode». Nel processo erano imputati anche due religiose dell’ente ecclesiastico, consulenti e imprenditori. Il Tribunale di Bari, dichiarando la prescrizione di tutti i reati e quindi il proscioglimento degli imputati, ha disposto la restituzione dei beni sequestrati a Lippolis.
«All’epoca dei fatti - dice Lippolis - ricoprivo un ruolo pubblico: ero assessore comunale. Avevo scelto di impegnarmi in politica perché credevo, e credo ancora, che amministrare significhi prendersi cura di una comunità. Quando la vicenda giudiziaria esplose, decisi di fare un passo indietro. Non perché mi sentissi colpevole, ma per senso di responsabilità». "Sono stati anni duri. - conclude - La giustizia, però, ha tempi diversi. Sono tempi lenti, a volte faticosi, ma necessari. E alla fine, quei tempi hanno rimesso le cose nel loro ordine». 

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