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Clementine pugliesi, produzione in forte calo e prezzi sotto i costi

Clementine pugliesi, produzione in forte calo e prezzi sotto i costi

 
Redazione online

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Clementine pugliesi, produzione in forte calo e prezzi sotto i costi

Coldiretti Puglia: «Perso fino al 60% del raccolto, subito un Piano agrumicolo regionale»

Lunedì 19 Gennaio 2026, 18:37

Bilancio fortemente negativo per la campagna delle clementine in Puglia, prodotto simbolo dell’agrumicoltura regionale. A denunciarlo è Coldiretti Puglia, che stima un crollo della produzione tra il 50 e il 60% a causa della siccità prolungata e del freddo tardivo, a cui si aggiungono prezzi di vendita troppo bassi, insufficienti a coprire i costi di produzione sostenuti dagli agricoltori.

Una situazione definita critica, che rende urgente l’attivazione di un Piano agrumicolo regionale in grado di sostenere il comparto, tutelare il reddito delle imprese agricole e salvaguardare un patrimonio produttivo considerato strategico per l’economia pugliese. Secondo Coldiretti, la crisi rischia di assumere carattere strutturale, compromettendo il futuro del settore e la continuità produttiva e occupazionale.

“È un’annata complicata, dopo una lunga serie di anni difficili – spiega Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia – in cui il settore agrumicolo in provincia di Taranto ha perso la metà della produzione, oltre ad aver dovuto rigenerare il patrimonio arboreo. I prezzi al momento risultano accettabili, ma la riduzione produttiva causata dalla siccità è stata drastica”. Cavallo sottolinea la necessità di sostenere il comparto non solo sul piano economico e occupazionale, ma anche sotto il profilo ambientale e della tutela della salute dei consumatori.

In provincia di Taranto operano 1.041 imprese agricole impegnate nella produzione di agrumi, pari al 9% dell’imprenditoria agroalimentare jonica, con una produzione complessiva di 1,9 milioni di quintali tra clementine, arance e mandarini. A queste si aggiungono le produzioni della provincia di Foggia, dove si registrano 103mila quintali di arance e limoni, spesso coltivati in agrumeti storici situati in aree ad alto rischio di dissesto idrogeologico.

A pesare ulteriormente sulla crisi, secondo Coldiretti, è la concorrenza sleale dei prodotti importati. “All’aumento dei costi di produzione si sommano gli effetti di agrumi provenienti da Paesi che non rispettano le stesse regole imposte ai nostri agricoltori”, denuncia Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, che chiede controlli più stringenti e il rispetto del principio di reciprocità negli scambi commerciali.

Secondo l’organizzazione agricola, quasi un prodotto alimentare importato su cinque non rispetterebbe le normative europee in materia di tutela ambientale, salute e diritti dei lavoratori, spesso beneficiando di accordi preferenziali. Una condizione che, oltre a incidere sui prezzi, mette a rischio il futuro delle giovani imprese agricole, soprattutto nel comparto ortofrutticolo, uno dei più scelti dagli imprenditori under 35.

Per Coldiretti Puglia, la strada da seguire passa dalla costruzione di rapporti di filiera più equilibrati, con accordi pluriennali che valorizzino il Made in Italy, garantiscano la sostenibilità delle produzioni e riconoscano agli agricoltori prezzi equi, basati sui reali costi di produzione.

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