Le proteste arrivano da tutta la Puglia. Dal Sud Barese, ad esempio, dove i prezzi reali all’ingrosso sono lievitati da 0,8 euro a 1,1 a litro (più Iva). Stessa storia a Taranto con aumenti in 72 ore da 0,92 a 1,29 e anche nell’Alta Murgia dove addirittura capita che i depositi non comunichino nemmeno il prezzo in anticipo, rendendolo noto solo al momento del carico. L’esplosione dei costi del gasolio agricolo, quantificabile in un rialzo di 0,30 centesimi più Iva in tre giorni, rischia di mettere in ginocchio il comparto e, in particolar modo, le piccole e medie imprese. Anche la pesca, soprattutto quella piccola, patisce le medesime difficoltà con il risultato che l’intero sistema dell’agroalimentare rischia di bloccarsi o, comunque, di ritrovarsi costretto a scaricare l’impennata dei costi sul prezzo del prodotto finale, come sempre gravato anche dall’aumento delle spese di trasporto.
Da qui, la richiesta di intervento diretta alle istituzioni, anche quelle locali, per sostenere le imprese in un momento di difficoltà estrema. «Questa escalation dei costi è insostenibile e mette a rischio la sopravvivenza delle nostre aziende», tuona il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, che chiede un «intervento immediato affinché i campi non restino senza lavorazione e la produzione regionale non ne risenta gravemente». Parliamo di un settore strategico, certo, ma anche energivoro con aziende che consumano ogni anno 0,15 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di energia - il 10% del consumo finale regionale - di cui la gran parte sotto forma di gasolio per la meccanizzazione agricola. In termini più comprensibili, 80-140 milioni di litri annui. Un aumento di trenta centesimi, come appunta Coldiretti, corrisponde a un costo aggiuntivo reale di 25 milioni.
Alle nefaste conseguenze del conflitto in Medio Oriente, si aggiunge poi un altro tema, localissimo, denunciato da Confagricoltura Bari-Bat e cioè «gli incredibili ritardi nella concessione delle dotazioni di gasolio agricolo da parte dei Comuni». Un fattore di «ulteriore difficoltà» che, avverte il presidente Massimiliano Del Core, rischia di lasciare le imprese nella tagliola delle tensioni internazionali e della burocrazia locale: «Chiediamo quindi alle istituzioni competenti di accelerare sulle procedure amministrative per l’assegnazione delle quote di gasolio agricolo». Dalla Regione fanno sapere che eventuali ritardi sono dovuti alla digitalizzazione dei libretti Uma (Utenti Motori Agricoli), fino allo scorso anno cartacei. Una novazione - partita a gennaio e legata a esigenze di maggiore controllo - che ha comportato fisiologici inciampi nella fase iniziale ma che oggi si segnala in recupero con oltre 17mila libretti erogati a fronte dei 20mila del medesimo periodo dello scorso anno.
Rimane comunque il tema principale, cioè quello delle contromisure da adottare per «tamponare» il problema dei costi. Come accaduto in passato, le risposte operative dovrebbero arrivare da Roma: un’occasione per discuterne sarà offerta dalla Commissione politiche agricole di giovedì prossimo dove il tema dell’aumento dei costi del gasolio per l’agricoltura sarà inserito fra quelli all’ordine del giorno su richiesta dell’assessore pugliese Francesco Paolicelli. Si tratterà di capire quale andamento assumeranno i prezzi e quale forma di aiuto il ministero intenderà offrire al settore dell’agroalimentare. Nel frattempo il problema resistere. Il contatore, però, corre.















