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Le gabbie e la filiera della carne
contro l'assalto dei cinghiali

In Commissione una pdl di Robortella per frenare la proliferazione degli animali

Le gabbie e la filiera della carne contro l'assalto dei cinghiali

di Antonella Inciso

Un’emergenza che rischia di diventare un peso insostenibile per l’economia lucana. Non sono più solo gli amministratori dei piccoli comuni, quelli delle aree più interne, quelli dei comuni di montagna a denunciarla. L’emergenza cinghiali cresce in Basilicata come il peso degli animali che vengono avvistati. Cresce diventano sempre più pesante, sempre più pressante. Una situazione al limite, finita al centro di una proposta di legge presentata dal consigliere regionale dem, Vincenzo Robortella, che dovrebbe essere approvata in Commissione nella giornata di oggi. Per Robortella ed i suoi colleghi firmatari, Castelgrande e Pace, infatti, per affrontare il problema servono misure straordinarie. Occorrono provvedimenti incisivi capaci di affrontare in maniera concreta la questione. Di qui, l’idea di unire non solo l’abbattimento degli animali ma anche l’utilizzo della carne per creare una vera e propria filiera. In particolare, la pdl punta a tenere sotto controllo la proliferazione degli animali con l’abbattimento, provvedendo un allungamento del periodo di caccia ora limitato da ottobre a fine dicembre, ma anche con la cattura attraverso gabbie e chiusini.

In questo modo, una volta catturato ed ucciso l’animale la carne - dopo attenti controlli sanitari - potrà essere macellata e consumata. Incrementando anche la produzione di prodotti di nicchia certificati. Insomma, l’intenzione è quella di trasformare quello che oggi appare solo come un problema in una vera e propria risorsa per il territorio lucano. «Con la proposta di legge – commenta il consigliere Robortella – si distingue tra aree vocate e non vocate, dove intervenire o meno utilizzando lo strumento del selecontrollo, e fissando l’obiettivo finale in 2,5 esemplari per 100 ettari al termine della stagione venatoria. Inoltre, si prevede un report annuale con i dati legati ai danni da fauna selvatica, il numero di incidenti causati dalla presenza dei cinghiali e l’andamento della consistenza della popolazione di questo ungulato. Si disciplina una collaborazione più stretta tra la Regione e gli Atc locali, anche con l’obiettivo di far partire il processo della valorizzazione della carne dei capi abbattuti, trasformando un’emergenza in una possibile risorsa». Insomma, si cerca di fronteggiare questa nuova emergenza.

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