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In Puglia e Basilicata

Il caso

Falsi certificati per rinviare le udienze: tre avvocati a giudizio nel Potentino

toghe, avvocati

Disposto oggi il giudizio immediato per tre avvocati, un medico e un suo collaboratore e un sottufficiale dei Carabinieri forestali - ora sospeso dal servizio

27 Giugno 2022

Redazione online

Il gip di Potenza ha disposto oggi il giudizio immediato per tre avvocati, un medico e un suo collaboratore e un sottufficiale dei Carabinieri forestali - ora sospeso dal servizio - contestandolo loro, a vario titolo, 16 capi di accusa, dal falso in atto pubblico, al falso per induzione e alla falsa attestazione in atti destinati all’autorità giudiziaria dopo il rilascio di «plurimi certificati medici» per ottenere il rinvio di alcune udienze di un processo.
Il provvedimento riguarda gli avvocati Antonio, Pasquale e Donato Murano, di Rionero in Vulture (Potenza), un medico di base, Donato Labella, un suo collaboratore, Pietro Bellanova, e il sottufficiale dei Carabinieri forestali Donato Paolino, assistito dall’avvocato Antonio Murano davanti al Tribunale di Potenza, dove era imputato per «gravi reati contro la pubblica amministrazione».

La Procura della Repubblica del capoluogo lucano ha accertato che, da un anno, non vi era stata nessuna udienza del processo perché le quattro che erano state fissate erano state «tutte consecutivamente rinviate per impedimenti, una per Covid e le altre in quanto risultava che, sempre il medesimo medico aveva diagnosticato sempre la medesima malattia» (una gastroenterite acuta e altro). La Procura ha evidenziato che la stessa diagnosi - con lo stesso certificato - aveva riguardato due volte l'avvocato e una volta il suo assistito. Peraltro, due dei certificati utilizzati per ottenere il rinvio «non risultavano redatti e firmati» dal medico che ora dovrà subire il giudizio immediato. La vicenda nei mesi scorsi aveva provocato frizioni fra gli organi di rappresentanza degli avvocati e la Procura che, oggi, ha ribadito di non aver fatto «alcun atto invasivo o illegittimo o inutilizzabile durante le indagini» e di aver avuto «sempre» dal gip «le dovute autorizzazioni», in modo che l'azione penale fosse legittima e gli atti svolti «pienamente utilizzabili».

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