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foto Tony Vece

Da sola in villa ad aspettare il fidanzato per non ritirarsi a casa da sola. A un certo punto si avvicina un uomo, la inizia a palpeggiare, la afferra per un seno, le prende i fianchi e le dice: «Seguimi a casa mia», trattenendola, anzi strattonandola, per un braccio, senza fermarsi di fronte alla reazione i lei.

È una scena da incubo quella descritta ieri da una ventenne di Potenza, una scena che si sarebbe verificata la sera del 22 giugno di due anni fa, intorno alle 22, nella villa di Santa Maria a Potenza. Un posto sufficientemente centrale nella città, ma a quell’ora poco frequentato e, cosa che deve far riflettere anche al di là dell’aspetto giudiziario, «anche quando è passato qualcuno - ha raccontato la vittima - nessuno è intervenuto, come se non esistessi».
Per fortuna di lì a qualche istante è arrivato il ragazzo, vedendo la scena ha lasciato l’auto in mezzo alla strada ed è corso gridando, mentre l’aggressore si sarebbe allontanato fino a quando, di lì a poco, grazie alla descrizione della ragazza, polizia e Carabinieri non lo hanno rintracciato.

Così, ieri in aula, sul banco degli imputati, riconosciuto dalla vittima come l’aggressore di quell’episodio, c’era Sunday Promise, 31 anni, (difeso dall’avv. Ameriga Petrucci) richiedente asilo nigeriano, già arrestato lo scorso gennaio nell’ambito di un’operazione contro lo spaccio di sostanze stupefacenti e oggi ancora detenuto.

Ma il racconto della ragazza e quello del suo fidanzatino, ieri, hanno ripercorso un episodio, ovviamente da verificare, ma tutt’altro che marginale. «Ero uscita con le mie amiche - ha detto la giovane - e poi ero risposta ad aspettare il mio ragazzo per farmi accompagnare a casa. Ero seduta su un muretto e stavo ascoltando la musica con le cuffie nelle orecchie. Questo ragazzo mi è passato davanti e ha iniziato a dirmi “vieni a casa mia vieni con me”. Ha cominciato a strattonarmi per il braccio, a palpeggiarmi il seno a graffiarmi sul torace. Io cercavo di liberarmi e allontanarlo, lui continuava a tirarmi per il braccio. Toccava il seno e i fianchi. Io non riuscivo nemmeno a respirare gli ho detto di andare via, che non volevo, gridando», ma lui avrebbe continuato fino all’arrivo del ragazzo.

«Ho visto questo ragazzo di colore che la tratteneva per un braccio e la tirava verso di sé. Ho fermato l’auto ho iniziato a correre gridando “che fai” e lui se ne è andato facendomi gestacci. Lo abbiamo visto allontanarsi verso San Rocco mentre la mia ragazza piangeva e aveva paura». «Sono stata aiutata dal mio fidanzato a salire in auto perché tremavo ed ero molto scossa. Poi abbiamo chiamato la polizia, che subito ci ha raggiunto e dopo un po’ sono arrivati i carabinieri con questa persona». Lo avevano rintracciato a via Cavour, individuandolo in particolare per la maglietta di tipo militare con cui la ragazza lo aveva descritto. Pericolo scampato. Ma al tempo stesso sfuma la serenità di una passeggiata in villa in una sera d’estate.

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