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No all'archiviazione

Tempa rossa, il mistero del suicidio dell'ex generale: riaperto il caso

Guido Conti si sarebbe ucciso con un colpo di pistola alla tempia a soli 17 giorni all'assunzione

Tempa rossa, il mistero del suicidio dell'ex generale: riaperto il caso

Un caso che la Procura aveva chiuso come suicidio dopo un anno di indagini adesso potrebbe riaprirsi con nuovi retroscena quanto meno inspiegabili e inquietanti. Il gip di Sulmona, Marco Billi ha, infatti, deciso di non accogliere la richiesta del pm Aura Scarsella di archiviare l’indagine sul misterioso suicidio dell’ex generale della Forestale Guido Conti avvenuto il 17 novembre del 2017. Sulla vicenda, lo ricordiamo, il segretario regionale dei Radicali, Maurizio Bolognetti, che da sempre denuncia l’inquinamento della zona che gravita attorno all’orbita di Tempa Rossa, ha presentato un esposto in Procura.
Conti, 58 anni, si era congedato dalla Forestale ed era stato assunto dalla Total per occuparsi della sicurezza anche di Tempa Rossa, a Corleto Perticara.

Aveva preso servizio il primo novembre del 2017 ed era stato in Basilicata fino al 15 quando era rientrato in Abruzzo, annunciando di aver preso la decisione di dimettersi. Due giorni dopo, il 17 novembre, era stato trovato senza vita nelle campagne di Pacentro, in provincia dell’Aquila. Il militare si sarebbe ucciso con un colpo alla tempia esploso con una pistola calibro 9, a poca distanza dall’auto (una Smart) con cui era arrivato alle pendici del monte Morrone. La Procura di Sulmona aveva aperto un’inchiesta, ma non erano emersi indizi sufficienti a supporto del reato ipotizzato, vale a dire l’istigazione al suicidio.

Da qui la richiesta di archiviazione presentata il 20 novembre dell’anno scorso, che ora non è stata accolta dal gip. Il gip ha scelto di fissare un’udienza di discussione tra le parti a cui ha notificato la convocazione per l’11 luglio. A seguito dell’udienza il gip potrebbe poi accogliere l’archiviazione o respingerla definitivamente e ordinare alla Procura di approfondire le indagini. La decisione del gip segue l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata il 12 dicembre scorso dal difensori dei familiari di Conti, l’avvocato Alessandro Margiotta. in particolare, i familiari non hanno mai creduto al suicidio del loro congiunto. Sono 7 i punti contenuti nell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione, a cominciare dalla posizione in cui è stato trovato il corpo del generale, ovvero se sia compatibile con la tesi del suicidio, visto che nella perizia del medico legale, dicono i familiari, non vi sarebbe alcuna disamina su questo punto.

Anche il profilo psicologico di Conti, a dire sempre dei familiari, sarebbe poco compatibile con quello di una persona incline al suicidio. Così come, secondo la famiglia, gli inquirenti non avrebbero sufficientemente approfondito la serie di telefonate fatte da Conti nei giorni precedenti la sua decisione di togliersi la vita e le lamentele confessate ad alcuni amici nelle quali il generale si rammaricava di essere stato lasciato solo dai suoi ex colleghi in divisa. Secondo i familiari, però, i suoi rapporti con gli amici in divisa non sono l’unica chiave di volta del caso.

Oltre a questo ci sarebbe la Porsche Cayenne di colore bianco notata da un testimone nelle vicinanze del luogo dove il 17 novembre fu trovato il cadavere di Conti, tra le 17. 30 e le 17.40 (la morte del generale sarebbe avvenuta tra le 17 e le 19). Inoltre, sempre secondo i familiari, il lavoro degli investigatori non avrebbe permesso di identificare chi era l’interlocutore con il quale lunedì 13 novembre 2017 Conti parlava a telefono in maniera agitata.

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