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Pollino Music Festival 2018, si parte con Cosmo: l'intervista

La 33esima edizione del festival nel Potentino parte domani, con l'interprete di "Sei la mia città" e "Quando ho incontrato te"

Pollino Music Festival 2018, si parte con Cosmo: l'intervista

Ad aprire la XXXIII edizione del Pollino Music Festival domani sarà Cosmo, artista di punta del panorama musicale italiano, con il suo album Cosmotronic, un coraggioso esempio di pop elettronico che sta infiammando le piazze di tutta Italia. Gli abbiamo chiesto cosa deve aspettarsi il pubblico lucano?
«La quiete verrà un po’ sconvolta, ci sarà un bel po’ di casino! Il concerto è molto intenso, senza soluzione di continuità, le canzoni sono una dopo l’altra in una sorta di crescendo, sarà un viaggio molto forte grazie anche ad un set up di luci piuttosto particolare. E poi dipenderà dai locals, finora c’è stato un bel delirio da sotto il palco».


L’album «Cosmotronic» è stato definito dalla critica il migliore di questi ultimi mesi, un doppio album in cui si fondono le due anime, quella del cantautore e il producer dj. Qual è il punto di incontro?
«Ho sempre scritto canzoni anche se in inglese con la mia band Drink to Me e pian piano la mia scrittura è diventata più rock, indie, elettronica e il dj è l’ultima cosa che ho imparato a fare. Una nuova competenza che mi è servita nella lavorazione del disco per fare emergere lo spirito di pista di un club dentro alle canzoni».


Il singolo «Quando ho incontrato te» è tra i brani più trasmessi in radio, diventando fin da subito una delle canzoni simbolo di Cosmotronic. A cosa devi questo successo?
«Perché è un pezzo più vicino al linguaggio della canzone italiana e meno versione eversiva. Rispetto agli altri due singoli, «Sei la mia città» e «Turbo», «Quando ho incontrato te» soddisfa di più le aspettative del pubblico italiano che vuole le cose romantiche, dolci».


Non esiste solo un modo di scrivere canzoni, qual è il tuo approccio con la scrittura?
«Io parto direttamente dalla musica. Inizio a scrivere al computer, mi metto a suonare finchè trovo un suono che mi piaccia. Alcuni scrivono prima il testo o prima un giro di accordi chitarra e piano e poi mettono le parole, io invece faccio prima tutta la parte strumentale e poi scrivo le parole. È la musica che mi ispira il testo ed è per questo che le mie parole sono molto musicali».


Non solo musica, ma anche spettacolo. Come è cambiato il tuo modo di fare musica live dagli esordi ad oggi?
«Negli anni ho avuto sempre attenzione per la resa dal vivo, anche quando avevamo problemi di budget. Mi sono concentrato sulla performance affinché risultasse un live forte, perché la sostanza deve esserci. Poi crescendo con il primo tour ho preso due batteristi e alcuni visual prevedendo cambi d’abito. Per il secondo tour ho elaborato io stesso gli effetti luci e per il terzo abbiamo coinvolto un professionista che ha realizzato uno spettacolo di luci completo che portiamo ovunque».


Da docente di storia a musicista. Com’è cambiato il tuo modo di comunicare con i giovani?
«Mi porto dentro un’esperienza che mi ha aiutato ad arrivare alle persone. Ho insegnato in un istituto professionale a ragazzi che non avevano molta voglia di studiare e probabilmente grazie a questa realtà ho sviluppato uno stile più diretto, meno intellettuale astratto».

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