Costa più di 22 miliardi la svolta sull'elettrico di Stellantis che per tornare a crescere punta su una nuova strategia più consona ai desideri di chi compra un’automobile. Il titolo crolla in Borsa: lascia sul campo il 25,17% a 6,11 euro, riportando le lancette dell’orologio a maggio del 2020, e brucia 5,9 miliardi di euro di capitalizzazione. Agli azionisti quest’anno non arriveranno dividendi. L’amministratore delegato Antonio Filosa assicura che già nel 2026 il gruppo «tornerà profittevole» e che non ci sarà bisogno di aumenti di capitale, mentre il consiglio di amministrazione dà il via libera all’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, fino a un importo massimo di 5 miliardi di euro.
Gli oneri produrranno uscite di cassa per 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni a causa dei prodotti cancellati, ma anche degli altri programmi in corso sulle auto elettriche, i cui volumi attesi sono inferiori alle proiezioni precedenti. Ci sono anche le svalutazioni per prodotti cancellati - tra cui il Ram 1500 elettrico - e 6 miliardi sono collegati alle piattaforme, altri 2,1 miliardi sono legati al ridimensionamento della catena di approvvigionamento dedicata ai veicoli elettrici.
Gli effetti del cambio di rotta di Stellantis sono evidenti sui conti del secondo semestre del 2025: una maxiperdita tra i 19 e i 21 miliardi di euro, ricavi tra i 78 e gli 80 miliardi, risultato operativo rettificato negativo tra -1,2 e -1,5 miliardi, cash flow negativo tra 2,3 e 2,5 miliardi. Il segnale positivo arriva, invece, dalle consegne delle auto: nell’ultimo trimestre del 2025 sono state 1,5 milioni nel mondo, in crescita del 9% su base annua. A trainare è il Nord America, dove si registra un balzo del 43%: «Il motore di crescita di Stellantis sono gli Usa. Gli ordini sono più che raddoppiati, e la quota di mercato è in aumento. Questo è un segnale molto positivo" sottolinea Filosa. Sono in crescita anche Sud America, Medio Oriente e Africa, Cina e India e Asia-Pacifico, mentre è in calo l'Europa allargata (26mila auto vendute in meno pari al -4% su base annua) per l’effetto combinato di un mercato dei veicoli commerciali leggeri in contrazione e di pressioni competitive.
«Gli oneri annunciati oggi - spiega Filosa - riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti di autovetture. Riflettono inoltre l’impatto delle criticità pregresse, che il nostro nuovo team sta progressivamente gestendo». Un lavoro attento e meticoloso: «abbiamo esaminato ogni angolo della nostra attività e stiamo attuando i cambiamenti necessari, mobilitando tutta la passione e l’ingegno che abbiamo in Stellantis» sottolinea il manager.
Per conoscere fino in fondo la nuova strategia di Stellantis bisognerà aspettare l’Investor Day del 21 maggio nel quartiere generale americano di Auburn Hills. «Condivideremo le decisioni sul nostro portafoglio di brand, ci stiamo lavorando. Siamo molto orgogliosi dei nostri marchi, alcuni iconici per i consumatori» sottolinea l’amministratore delegato, mentre il responsabile finanziario Joao Laranjo anticipa che «nel 2026 Stellantis stima oneri per la riduzione di personale in Europa per 1 miliardo. Fa parte del processo di ristrutturazione. Nel 2025 abbiamo fatto accantonamenti per 1,3 miliardi di euro».
In attesa dell’Investor Day il 26 febbraio saranno approvati dal board di Stellantis i conti definitivi del 2025.















