Lunedì 02 Febbraio 2026 | 15:51

Melfi, per la crisi dell'indotto Stellantis in cassa integrazione 1.883 operai

Melfi, per la crisi dell'indotto Stellantis in cassa integrazione 1.883 operai

 
ANTONELLA INCISO

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ANTONELLA INCISO

Melfi, per la crisi dell'indotto Stellantis cassa integrazione per 1.883 operai

Il valore strategico dello stabilimento Stellantis di Melfi emerso dalle parole del responsabile Europa del Gruppo non è sufficiente a fugare tutte le ombre. I sindacati chiedono il ritorno a pieno regime della produzione

Lunedì 02 Febbraio 2026, 12:20

Garantire produzioni, lavoro e prospettive industriali concrete. Dopo il tavolo nazionale sull’automotive, chi guarda a Melfi ed allo stabilimento Stellantis chiede questo: numeri che portino alla saturazione produttiva e riflessi sull’occupazione e sull’indotto, rimasta criticità del sistema. Il valore strategico dello stabilimento Stellantis di Melfi emerso dalle parole del responsabile Europa del Gruppo non è sufficiente a fugare tutte le ombre. Per farlo lavoratori e sindacati chiedono fatti. Soprattutto di fronte a numeri come quelli dell’indotto che raccontano di 1883 addetti interessati dagli ammortizzatori sociali.

Le parole della segretaria regionale Ugl metalmeccanici di Basilicata, Florence Costanzo, e del segretario provinciale Uglm di Potenza, Giuseppe Palumbo, lo dimostrano ampiamente. “Siamo ottimisti e fiduciosi sulla ripresa produttiva di Melfi e crediamo che il rilancio possa passare anche dall’avvio di nuovi modelli da produrre nello stabilimento lucano, capaci di riportare volumi e stabilità occupazionale. I nuovi modelli già annunciati devono ora tradursi in risultati concreti sul piano produttivo e commerciale” sottolineano Costanzo e Palumbo secondo cui “rispetto ai progetti futuri, è necessario che vi siano certezze industriali, tempi definiti e un chiaro coinvolgimento dell’indotto locale”. “Per Melfi la priorità resta la continuità produttiva. Le misure di sostegno al reddito, gli interventi sul costo dell’energia e i percorsi di formazione sono strumenti importanti, ma non possono sostituire il lavoro” concludono gli esponenti sindacali. Valutazioni, le loro, che si sommano a quelle di Gerardo Evangelista, segretario regionale della Fim Cisl. «Il tavolo automotive ha confermato un dato positivo per lo stabilimento di Melfi. Ora però è necessario intervenire con urgenza sulla situazione delle aziende dell’indotto, in un contesto in cui i veicoli prodotti in Italia hanno raggiunto i minimi storici, mettendo in forte difficoltà gli stabilimenti e, soprattutto, l’intero comparto dell’indotto» spiega Evangelista che, però, non nasconde la preoccupazione per la situazione dell’indotto. «È indispensabile un’azione più incisiva a sostegno delle aziende dell’indotto, molte delle quali oggi hanno commesse insufficienti a garantire la saturazione degli impianti e i livelli occupazionali, mentre altre non hanno acquisito alcuna commessa – dice - Resta però centrale il tema dei volumi produttivi: per garantire la piena saturazione degli impianti e dell’occupazione è necessario raggiungere livelli adeguati. In questo contesto si collocano diverse ipotesi, tra cui l’assegnazione a Melfi di un ulteriore marchio del gruppo Stellantis». A parlare di fiducia è anche il segretario generale della Fismic Basilicata, Pasquale Capocasale secondo cui in base “all’intervento sentito dal nuovo responsabile Europa di Stellamtis che anticipava alcuni passaggi del piano industriale, Melfi è in una situazione positiva”. “Melfi sta uscendo pian piano dalla fase critica, i modelli ci sono, altri se ne aggiungeranno e si va verso la chiusura degli ammortizzatori. Dobbiamo avere fiducia” conclude Capocasale. Dura è, invece, l’analisi di Giorgia Calamita, segretaria regionale della Fiom. “I problemi persistono. Loro annunciano i modelli ma non ci dicono i volumi. Il problema è questo: il piano industriale che non garantisce la saturazione degli impianti – commenta Calamita – la verità è che Stellantis sta andando via dal Paese e gli stabilimenti si stanno spegnendo. I lavoratori sono tutti in cassa. Il milione di vetture l’anno non si è visto, gli investimenti sull’automotive sono stati tagliati e noi siamo ancora a rivendicare un piano industriale che garantisca l’occupazione”.

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