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In Puglia e Basilicata

la denuncia

«Nessuno sa quanti cani
vengono abbandonati»

cane e gatto

15 Agosto 2016

Rita Schena

di RITA SCHENA 

BARI - «Noi rifiutiamo la logica del canile. Per noi un cane randagio è prima di tutto un essere vivente abbandonato di cui occuparci, non un problema da chiudere in una gabbia». E’ perentorio Luciano Eduardo Romano responsabile della sezione di Modugno dell’’Anpana (Associazione nazionale protezione animali, natura ed ambiente). «Ecco perché quando si parla di randagismo per noi è un impegno totale e non limitarci a fare un giro di telefonate per allertare le autorità competenti che dovrebbero prendere in carico l’animale e poi rinchiuderlo».
L’Anpana Modugno è stata fondata circa due anni e mezzo fa, conta al momento 135 iscritti, anche se molti di meno sono i volontari che praticamente si attivano davanti alle emergenze, Luciano Romano il responsabile ha 74 anni «e da 65 anni mi occupo e mi preoccupo di animali abbandonati. Ormai ci chiamano anche al di fuori del comune di Modugno che già di per se è molto esteso, addirittura sono gli stessi enti preposti che invece di intervenire direttamente ci chiedono di occuparci e di soccorrere un cane o gatto in difficoltà».

In questi ultimi anni il numero degli abbandoni si è modificato? «Secondo la mia esperienza, no. Il problema è che in realtà non ci sono numeri certi. Lo sa che non esiste una banca dati nazionale per gli abbandoni? Ogni associazione opera in autonomia, si possono tracciare stime, ma sono sempre parziali. Solo per quanto ci riguarda negli ultimi 12 giorni abbiamo raccolto sei cani, in alcuni casi si vede subito che si tratta di cani padronali e allora cerchiamo di capire se si sono persi, scappati o abbandonati, se randagi cerchiamo di farcene carico».

Ogni comune dovrebbe farsi carico degli animali randagi che vivono sul territorio. «Certo, siano cani o gatti, e devo dire che dobbiamo fare un plauso alla attuale amministrazione di Modugno per l’impegno e la sensibilità che fino ad ora ci ha dimostrato, ma non ha certo la bacchetta magica. Non si possono colmate anni di inefficienze e soprattutto di incultura. Ma lo sa che ci sono persone che ancora oggi protestano contro i nostri volontari che si occupano delle colonie feline? Chiamano i vigili urbani, ci minacciano o peggio ancora avvelenano gli animali, ignorano che le colonie feline sono potette. Ci è capitato di dover chiarire alle forze di polizia intervenute per le proteste che è un dovere occuparcene e che chi si lamenta è in torto».

Il randagismo e l’abbandono è quindi un segnale di non cultura? «Certo, per i padroni degli animali ed anche a livello di istituzioni locali che abbandonano completamente a se stesse le associazioni di volontari. Prendiamo un cane padronale che scappa o si perde, se viene trovato nella stragrande maggioranza dei casi non ha microchip, che rende molto più difficile la sua identificazione. Per quanto ci riguarda noi ci siamo imposti una regola: anche se il padrone lo reclama, o mette il microchip in nostra presenza, o non gli riconsegniamo l’animale. Per le sterilizzazioni poi non ne parliamo: servirebbero progetti di intervento pubblico e maggiore cultura da parte dei padroni: un cane o un gatto anche se si tiene in casa è sempre meglio sterilizzarlo, noi non facciamo altro che raccogliere cucciolate abbandonate».
«Ma lo sa che è stato Giuseppe Garibaldi nel 1871 ad istituire il primo ente per la protezione degli animali? Era la Società Reale per la Protezione degli Animali, da quell’atto istitutivo oggi abbiamo l’Anpa, solo che culturalmente, specie nel Sud non è cambiato molto».

E poi ci sono gli abbandoni di cui ogni anno la Puglia è maglia nera. «Specie di cani adulti o anziani perché divenuti un peso. Li troviamo smarriti con gli occhi persi dal dolore. Un cane che vive in una famiglia sente di appartenere ad un branco, se viene abbandonato subisce un trauma dal quale è difficile riuscire a consolarlo, ma poche persone riescono a capire questo dramma e di conseguenza si comportano con crudeltà nei confronti di esseri viventi speciali».
«Per me gli animali non sono parte integrante della vita, sono la mia vita e in questi anni non ho mai smesso di occuparmi di loro. Ho trasmesso questi valori a mia figlia Simona, mi sono circondato di amici che come me sono sempre pronti ad intervenire, a farsi carico di spese anche ingenti per soccorrere animali feriti o malati, poi li vedi correre felici e il cuore ti si riempie di gioia, in quel momento ti senti ripagato di tutto».

L’Anpana Modugno ha una pagina facebook molto aggiornata dove vengono pubblicate le foto degli animali trovati sia per cercar loro una famiglia, sia se smarriti a riportarli a casa. «Al momento abbiamo sei cuccioli futura taglia media che cercano qualcuno che si occupi di loro, più un’altra decina di cani un po’ più adulti. Il da fare non ci manca».

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