Sabato 15 Dicembre 2018 | 01:33

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Autopsia: un proiettile gli ha trapassato il cranio

ROMA - Nicola Calipari è stato ucciso da un solo colpo alla testa. E forse lo stesso proiettile potrebbe aver ferito Giuliana Sgrena.
Partono da un referto medico legale e da un quesito, alla quale si potrà dare risposta con un consulenza tecnica, le indagini sull'uccisione di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi morto a Baghdad venerdì pomeriggio mentre stava per riportare a casa Giuliana Sgrena.
Questa mattina, molto presto, nell'istituto di medicina legale dell'Università La Sapienza, i due professori incaricati dalla procura romana di eseguire l'autopsia, Paolo Albarello e Giancarlo Umani Ronchi, hanno accertato che Nicola Calipari è stato «colpito al capo in regione parieto-occipitale con un colpo d'arma da fuoco che poi è uscito poco sopra l'orecchio sinistro. Un colpo -hanno aggiunto- da destra a sinistra, lievemente dall'alto in basso».
Il colpo alla testa, hanno scritto nella perizia consegnata ai magistrati del pool antiterrorismo della capitale, Franco Ionta e Pietro Saviotti, è stato mortale. Una morte istantanea ma che per pochissimi centimetri poteva essere risparmiata.
Dall'esame autoptico durato oltre due ore e mezza si è saputo, inoltre, che Nicola Calipari in queste condizioni «non poteva essere salvato». E poi, hanno ancora accertato i medici legali, il funzionario aveva un'altra ferita «di striscio alla caviglia destra, forse provocata da un colpo di rimbalzo, ma si tratta di una ferita di nessun rilievo».
Ora i risultati dell'autopsia saranno valutati da investigatori ed inquirenti che devono far chiarezza su chi e perchè ha sparato sull'auto che trasportava Giuliana Sgrena e due agenti del Sismi. Domande alle quali, oggi, è stato aggiunto un altro quesito. Quello che dovrà stabilire se il proiettile che ha ucciso Calipari sia lo stesso che ha ferito la giornalista del Manifesto. Per questo la procura affiderà una consulenza, non appena tutti i reperti, compresi i proiettili recuperati, saranno a disposizione. Secondo gli inquirenti, quindi, sarebbe ragionevole supporre che, avendo fatto Calipari da scudo con il proprio corpo alla giornalista, tutti e due potrebbero essere stati colpiti dallo stesso proiettile.
E tra gli atti giudiziari, tra l'altro, c'è anche la richiesta di rogatoria inoltrata al Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti per conoscere i nomi dei componenti della pattuglia che ha fatto fuoco sull'auto degli italiani e la relazione di servizio stilata dagli stessi militari americani.
E le prime ore della mattina, nell'istituto di medicina legale di Roma, non sono stati solo teatro di adempimenti formali. Una delle stanze dell'obitorio, per qualche istante, è stata lontana dai clamori che la morte di Nicola Calipari ha suscitato. Era la stanza dove la vedova ha chiesto di poter rimanere sola con lui per l'ultima volta.

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