Il risparmio toccherà pure il contributo dell’am - ministrazione comunale, in linea con una politica di parsimonia necessaria per tutelare le traballanti economie di Palazzo Carafa. Se l’an - no scorso l’obolo è stato di 50mila euro, quest’anno potrebbe essere addirittura dimezzato, anche se qualcuno (il comitato feste in primis) spera che si possano raggiungere i 40mila euro (e sarebbe già un successo).
D’altronde, l’auspicio di una festa più «sobria» è stato espresso anche dall’arcivescovo Domenico D’Ambrosio, che già in diverse occasioni ha sottolineato la necessità di un ritorno ai valori più tradizionali della festa patronale, intesa come un momento di gioia della comunità ma anche di riflessione e recupero del sentire religioso. Meno condizionamenti, dunque, dettati dal businnes , meno caos e superfluo, ed invece un maggior richiamo all’identità sociale di un evento che da qualche anno soccombe alle logiche del commercio e del divertimento a tutti i costi. Un monito, quello dell’arcivescovo, condiviso anche dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Paolo Perrone, anche lui convinto del ritorno ad una dimensione della festa più «pacata», e con questo anche più interessante agli occhi delle migliaia di turisti che si accostano alla conoscenza delle tradizioni salentine.
















