Venerdì 07 Ottobre 2022 | 14:25

In Puglia e Basilicata

IL REPORTAGE

I nuovi poveri ai tempi della Brexit: Regno Unito solo e pauroso

I nuovi poveri ai tempi della Brexit: Regno Unito solo e pauroso

Rhyl, una volta la Rimini del Galles

Rhyl, una volta la Rimini del Galles, dove ci sono più mense di carità che supermercati

29 Agosto 2022

Francesca Borri

La cosa che più colpisce di Rhyl, è che non colpisce nessuno. Eppure, la spesa qui si fa in chiesa. Rhyl ha più food banks che supermercati. Ha 25mila abitanti. E con la sua lunga spiaggia di sabbia, un tempo era una delle attrazioni del Galles, l’equivalente di Rimini, famosa per il turismo. Oggi la sua High Street si apre con un Pound Stretcher che vende tutto a una sterlina, e ha solo charity store - negozi, cioè, che rivendono abiti e oggetti donati in beneficenza. O negozi dell’usato. O discount. Tutto il resto, sono saracinesche chiuse di negozi falliti.

«Ma in fondo, sono tutte cose che altrimenti finirebbero in un ripostiglio» mi dice una volontaria di Barnardo’s, mentre guardo delle Adidas da bambino così logore che il lavaggio a 40 gradi non ha eliminato le tracce di erba e fango lasciate dal bambino precedente. «Certo, non è un momento facile» dice. «Ma è così in tutta Europa, no? Anche per noi della middle class», aggiunge. Perché ha quattro figli, e l’unico reddito è quello del compagno tassista: 1300 sterline al mese. Di cui 460 di affitto, e altre 400 di tasse e bollette varie. Restano 440 sterline, 14,6 sterline al giorno. Con cui vivere in sei.
Middle class. 2,4 sterline a testa. Non è un momento facile per nessuno, è vero. Ma la Gran Bretagna non è solo il paese europeo con più morti da Covid-19: è anche quello in cui il PIL è crollato di più. Meno 20,4%. Contro una media del 9,8%. Nella crisi del 2009, il calo più forte fu del 2,3%.

Piove, a Rhyl, di solito piove e fa freddo, e il vento dal mare è un rasoio. E in Sussex Street, la chiesa non ha ancora aperto. Ma tanti sono qui già dall’alba. In media, venivano in quindici. Ora sono settantacinque. Peter ha 55 anni, delle New Balance grigie, i jeans, e una felpa nera con il cappuccio e due buchi. Fa lo skipper. Ma è fermo da mesi. Entra per primo, e si siede su una sedia. Sfinito. Negli ultimi quattro giorni, ha bevuto tè. Tè e basta. Non aveva altro. Mi guarda, frastornato, e mi dice: Scusa. Scusa, ma so solo che ho fame. Johanna ha 42 anni che sembrano 52, delle Crocs tre misure più della sua, e una mascherina di stoffa rattoppata con dello scotch. Era una commessa, e il suo compagno un marinaio, ma sono anni ormai che vivono di quello che capita. «Abbiamo cercato di tutto, ma più passa il tempo, più diventi vecchio, e trasandato. Vestito con i vestiti che trovi. Inizi ad avere i denti gialli. Poi marci. Poi resti senza denti. Ma non puoi permetterti un dentista: e chi assumerebbe mai uno senza denti?», afferma. La povertà, dice, è un pozzo: scivoli, e non risali più. Fuori, intanto, due ragazzini aspettano la madre. Un po’ di cioccolato?, dico al più piccolo tirando fuori un Kinder. Esita. Timido. Poi lo passa al fratello. Dice: Oggi non tocca a me. Mi ci vogliono alcuni minuti per capire cosa intende. E non capirei, se non mi ricordassi di averlo letto in un rapporto Oxfam. Mangiano a giorni alterni. In Gran Bretagna il 30% dei bambini vive in povertà. Circa 1,4 milioni dipendono dai free meals, dalla mensa della scuola: senza scuola, restano digiuni. La domenica, o in estate. A Natale. Ma il governo ha bocciato l’estensione dei free meals ai giorni in cui la scuola è chiusa. Il welfare, sostiene, è più che sufficiente.

In realtà, è dai tempi della Thatcher che per molti la povertà, qui, non è un problema: il problema sono i poveri. Che non studiano, non lavorano. Non si impegnano abbastanza. E come sintetizzò Boris Johnson: «non sono che tamarri, sfigati, ladri e drogati». Che il welfare non aiuta, anzi: incentiva. Le frodi ai servizi sociali ammontano a 1,2 miliardi di sterline l’anno. Si comprano l’iPhone: e poi bussano alla food bank. Anche se l’elusione fiscale dei più ricchi, poi, è 70 miliardi di sterline l’anno. E comunque, il 56% dei poveri ha un lavoro. Semplicemente, sono a salario minimo. A 8,72 sterline l’ora. In un anno, è meno delle 19.200 sterline che il governo stesso calcola come il minimo per sopravvivere. Da soli e senza figli. La sera, vicino al Westminster Hotel, un uomo sui sessant’anni, in parka e infradito, la barba tutta aggrovigliata, cena con un tramezzino, le spalle al muro. Di là dalla strada, c’è una rissa a bottigliate. Ma non si scompone. «You know», mi dice. «That’s just how it is». Poi aggiunge: Vuoi un po’? Non è un tramezzino: è cartone. Spegne la fame masticando cartone. L’avevo visto solo in Siria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

i più visti della sezione

PRIMO PIANO

 
 
 
 

BLOG

- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725