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In Puglia e Basilicata

Guerra

Il messaggio di pace del Papa nella Cattedrale di San Nicola a Kiev

Il messaggio di pace del Papa nella Cattedrale di San Nicola a Kiev

Mons. Gallagher porta nella capitale la vicinanza del Vaticano al popolo oppresso

22 Maggio 2022

Dorella Cianci

«Quel che la guerra separa, San Nicola riunisce», viene da pensare guardando Mons. Gallagher, Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, mentre celebra, in quella nota cattedrale della capitale ucraina, la Santa Messa, proprio a termine di quest’importante missione di pace e dialogo, così fortemente voluta dal Pontefice. E, guardando questa scena, viene in mente il profondo legame della Puglia, e del suo mare, con il centro e con l’est dell’Europa. Non solo San Nicola trova casa a Kiev, ma è in compagnia di San Michele e di quella statua proveniente dal petroso e limpido Gargano e benedetta da Francesco. È il tempo della rinata guerra nel nostro continente, ma Gallagher ha cercato di riannodare i fili di queste settimane, dicendo: «Questa visita mi ha permesso di toccare con mano le ferite di questo Paese. Questa mattina ho visitato le città martiri di Bucha, Vorzel e Irpin». La sua missione, come ha affermato, «vuole dimostrare la vicinanza della Santa Sede e di Papa Francesco al popolo ucraino, in particolare alla luce dell’aggressione della Russia contro l’Ucraina». Non usa mezzi termini: «La mia è una continuazione dell’attenzione speciale del Santo Padre per l’Ucraina, testimoniata dall’invio del cardinale Konrad Krajewski, suo elemosiniere, e del cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale».

Inoltre, giugno sarà anche un mese speciale per questa chiesa ucraina, restituita alla comunità cattolica mentre, da decenni, veniva amministrata dallo Stato; dopo alcune trattative, il ministero della Cultura ha approvato la sua restituzione, anche per ricevere fondi da destinare ai lavori di ristrutturazione. Ma che storia ha questo luogo? In fondo la sua storia è recente. La  Cattedrale di San Nicola, costruita in stile neogotico, dal 1899 al 1909, su progetto dell’architetto Wladyslaw Gorodecki, anche ideatore della famosa Casa delle Chimere e della Sinagoga caraita, ha due belle torri a sesto acuto, alte 62 metri, ed è la seconda chiesa cattolica più antica di Kiev, dopo la Chiesa dedicata ad Alessandro. L’evento di ieri con il delegato vaticano si è caricato di ulteriori significati, ricordando l’arrivo e l’accoglienza, tempo fa, di diversi profughi ucraini a Bari, a seguito di questa guerra, che ha sottratto benessere, vite, case e stabilità. In quell’occasione l’amministrazione comunale barese aveva anche donato alla delegata del Parlamento di Kiev un’ampolla contenente la sacra manna di San Nicola e il libro sulla storia di Bari. 

Dicevamo che la storia di questo luogo religioso è recente, ma non di certo lo è il culto del Santo ecumenico, che riunisce, sotto il suo nome, una parte d’Europa con la Russia.

La missione diplomatica di Gallagher si carica di un profondo messaggio, ancora una volta nel segno dell’ecumenismo, così tanto perseguito dalla Chiesa di Francesco. Basti pensare che, poco prima della celebrazione, alcuni sacerdoti di Kiev hanno voluto ricordare il Museo nicolaiano di Bari, dove sono contenuti libri che riuniscono la città pugliese con Venezia, con Kiev, con Mosca, lasciandoci ritornare a quel tempo della Puglia medievale, crogiolo di esperienza politiche, culturali, istituzionali e giuridiche. Proprio nell’arte libraria, così ben studiata dallo storico Giorgio Otranto e dal paleografo Francesco Magistrale, si presenta non solo a Roma, nella Biblioteca Vaticana, e a Bari, ma anche nell’archivio di Kiev, un filo rosso rintracciato nei testi omiletici scritti in «Bari type», il famoso carattere tipografico nato dalla minuscola medievale beneventane, che farà della Terra di Bari una sede importantissima anche per la cultura ortodossa. Va anche ricordato, a margine di questo ritratto ecumenico di San Nicola, che ci porta fino a Mosca, passando per Kiev, che proprio nella basilica di San Nicola, a Bari, è stato ritrovato, nel ‘45, un graffito molto vicino alla lingua serbo-croata, dove si prega il santo, fra Oriente e Occidente. Intanto all’inizio dell’anni Venti, era uscita, a New York, una pubblicazione, a cura di Berbard Leib, dal titolo «Roma, Kiev e Bisanzio». Questo titolo ci riporta a un paradigma, che è sempre sembrato molto dualistico, e che invece nasconde tante commistioni: Roma, Chiesa cattolica, alfabeto latino; Bisanzio, Chiesa ortodossa, alfabeto cirillico.

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