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Fashion Week newyorchese

Oscar, vigilia con Tom Ford all'insegna della moda

Attesa per i premi; JLo e Zellweger in prima fila a sfilata

Tom Ford

Lo stilista, regista e sceneggiatore statunitense Tom Ford

NEW YORK - Vigilia degli Oscar all’insegna della moda. La Fashion Week newyorchese ha preso il via da Los Angeles con Renee Zellweger, frontrunner per «Judy», e Jennifer Lopez, clamorosamente ignorata per «Hustler», entrambe in prima fila della passerella di Tom Ford, stilista oltre che regista e presidente del Council of Fashion Designers of America, che ha deciso di approfittare della serata anticipata a domani degli Academy Awards per presentare nella mecca del cinema la sua nuova collezione.

La coincidenza è infernale per molti designer: Fernando Garcia che disegna con Laura Kim le collezioni Monse e Oscar de la Rent, deve produrre uno show lunedì per la settimana della moda newyorchese e allo stesso tempo sfornare decine di capi da far indossare alle dive nella «notte delle stelle». Stessa sfida per Christian Siriano: oltre alle 68 uscite della sua nuova collezione, lo stilista, che agli ultimi Oscar ha vestito Billy Porter in uno spettacolare tuxedo con gonna, ha completato ben 150 capi per la stagione dei premi.

L’ultima volta che Ford aveva sfilato a Los Angeles era stato nel 2015, anche in quell'occasione in accoppiata con gli Oscar, ed era stata, prima di ieri, l’ultima volta che aveva portato in passerella il denim. Da tappeto rosso - pizzi, cristalli, trasparenza da boudoir - gli ultimi abiti che hanno chiuso una sfilata altrimenti ispirata al mood losangelino di «C'era una volta...a Hollywood» di Quentin Tarantino: tra i caffettani tie-die di una collezione «chic, possibilmente 'fumatà e molto sensuale», quello sui toni di un tramonto-arancio sarebbe stato bene addosso a Margot Robbie, la Sharon Tate del film di Tarantino. Ford del resto si è ispirato proprio a quegli anni: il suo «fossile guida» dichiarato è stata una foto del barone Alexis De Waldner e Donna Mitchel che, nello scatto di Bob Richardson, dividono quella che può essere una sigaretta o uno spinello.

Con poche ore al sipario del Dolby Theatre, le previsioni si sprecano: uno studente di Harvard, Ben Zauzumer, è tornato ad applicare algoritmi basati sui precursori degli Oscar per pronosticare con accuratezza quasi perfetta a chi spetteranno le prossime statuette: Sam Mendes per «1917» dovrebbe farcela di misura sul sudcoreano Bong Joon-ho di «Parasite» mentre il campo del miglior film, che vede il britannico tuttora in testa, resta aperto: a seguire avrebbero chance «Parasite», «C'era una volta», «Irishman» e «Joker».

Accanto alle previsioni e le polemiche per una edizione ancora una volta #Oscarsowhite (tra i top prize, l’unica candidata di colore Cythia Erivo si vedrà probabilmente strappare la statuetta dalla Zellweger), l’esercito dei delusi: l’assenza di Adam Sandler e «Uncut Gems» dalle nominations o di ogni altra donna nella categoria del miglior regista sono tutte omissioni che hanno fatto discutere così come la scelta di sicuri vincitori: l’Oscar come Best Supporting Actor a Brad Pitt è inevitabile, anche se il suo ruolo di stuntman nel film di Tarantino è più protagonista di quello di Leonardo DiCaprio.

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