Martedì 11 Agosto 2020 | 09:34

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EDMONDO SOAVE

Un’altra festa giovanile nella Matera-capitale della cultura per il 2019, ormai città simbolo di come sia possibile trasformare le anomalie (i sassi) in opportunità. Quella di stasera in piazza Vittorio forse ha una sua originalità. Intanto perché è promossa dai Vescovi che di solito fanno altro; e poi perché lo scopo (visto il committente) va ben al di là del divertimento fine a se stesso. Ed anche questa è una sfida, su un terreno, quello giovanile, divenuto scivoloso anche per la Chiesa che pure vanta secoli di esperienza in materia . Ma la condizione giovanile è così seria in Basilicata che la Conferenza episcopale ha ritenuto di doverne fare un settore specifico di pastorale. E il vescovo delegato è proprio quello di Matera, mons. Antonio Caiazzo che nel suo primo anno di apprendistato episcopale si è speso in incontri con i giovani nelle scuole e nelle parrocchie.
«Non è proprio una festa. È una giornata dedicata ai giovani sulla scia della giornata mondiale della gioventù; programmata in vista della festa della Bruna e poi allargata a tutta la regione. Si vuole dare un’attenzione ai giovani non tanto per parlare di loro ma per parlare a loro e con loro. Se manca il confronto non ci sono incipit per incoraggiarli a trovare idee e progetti da realizzare sul territorio».

Giochi canti, balli. In programma nessun momento di discernimento come dicono i Gesuiti. Non è una forma di alienazione anche questa?
«Non partiamo da zero. Durante l’anno ho incontrato al centro di spiritualità sant’Anna, giovani provenienti da tutta la regione; per loro abbiamo organizzato dei fine settimana con educatori ad hoc. Quindi quello di stasera non è solo un evento ma la continuazione di un cammino».

La questione giovanile al sud come fulcro delle tante crisi del Mezzogiorno o no?
«Lo specifico meridionale non lo scopro io. Le statistiche parlano chiaro. Personalmente non credo valga la pena piangersi addosso. Dobbiamo essere propositivi, fare da stimolo alle istituzioni presentando anche progetti da realizzare».

Questi sono giorni di scrutini nelle scuole . Seguiranno gli esami di maturità. Vi siete chiesti come vescovi quanti di loro se ne andranno?
«Da quando sono in Basilicata ciò che mi ha impressionato è questo dato: ogni anno 1700 persone lasciano questa bellissima terra. Un numero altissimo vista la popolazione lucana. Come vescovi ci siamo interrogati, continuiamo a farlo. Speriamo di poter aiutare i nostri ragazzi anche con il contributo dell’Università Cattolica, a studiare e a rimanere sul posto. Il vangelo è buona notizia e va annunciato c on forza e determinazione».

A settembre il solito pianto di coccodrillo: alunni diminuiti, classi tagliate. Ma nessuno che si chieda cosa dall’anno precedente sia stato fatto.
«Ripeto, piangere non serve. Bisogna agire perché ci sia una progettualità capace di superare la litigiosità politico-istituzionale, gli steccati di partito e di bandiera e guardare al bene comune. Gesù dice ai discepoli, e quindi a tutti «date loro voi stessi da mangiare». Nessuno può dirsi realmente cristiano se questo fine viene a mancare».

In tanti partono e i più non vogliono più tornare. Tutti credono che qui senza la «spintarella» non si va da nessuna parte.
«Da quando sono a Matera almeno 300 persone sono venute a chiedermi un posto di lavoro e a lasciarmi il curriculum. Non è giusto ed è mortificante per un giovane come per un papà chiedere aiuto. Il lavoro è un diritto e ciò che è un diritto non deve passare come un favore».

Non cade foglia che la politica non voglia ma in Basilicata non esistono i partiti. Non lo trova paradossale?
«Mi pare di aver già risposto. Aggiungo: bisogna tornare ad avere politici formati. Non basta la buona volontà. Bisogna conoscere la dottrina sociale della chiesa e tornare a fare formazione seriamente».

Cinque milioni in meno di abitanti nei prossimi 10 anni al sud. Così dice la Svimez. Come se sparissero Napoli e Bari e forse Salerno. Ma non si vede una politica di discontinuità rispetto al passato uno strappo che vada al dei là dei soliti lavori pubblici. Che poi quando si fanno avanzano a velocità da brivido: guadare la Basentana per rendersene conto.
«I lavori pubblici sono importanti purché si realizzino bene e con celerità. Ma c’è bisogno di altro. Ieri col clero materano ci siamo detti: è giusto mortificare i contadini e gli agricoltori pagando quattro soldi il frumento e magari per il pane usiamo il grano della Cina? E tutti i frutteti? Basterebbe ripartire dalla terra e valorizzare quello che abbiamo per rilanciare l’economia. Ed invece mi pare che la terra sia abbastanza sfruttata dalle multinazionali. Fra qualche anno tutto finirà e a noi cosa resterà. Bisogna trovare il giusto equilibrio».

I giovani e la fede: gli oratori non sembrano affollati e sono anche pochi. I giovani cristiani non si vedono nelle scuole, né nella università . Che fine hanno fatto?
«Diciamocelo chiaramente. Nelle nostre parrocchie più che giovani ci sono adolescenti. Ed anche dove sembra ce ne siano abbastanza, cosa sono 20-30- 50 o cento giovani in confronto a tutti quelli che abitano il territorio? I giovani sono di chi li prende per primo. Quell’ora settimanale di incontro cosa vuole che sia in confronto alle centinaia di evangelizzazione al contrario? Nella chiesa abbiamo bisogno di giovani e famiglie adulti nella fede».

Sulla carta una sessantina di movimenti ecclesiali. Ma che non pare abbiano una grande rilevanza sociale. Ma dove stanno, nelle sagrestie?
«Molte associazioni (più che movimenti) sono nate per difendere e portare avanti tradizioni locali. C’è molta religiosità, molto spiritualismo che sono l’esatto contrario della fede e della spiritualità che invece fa crescere e maturare».

Non crede che servirebbe, oltre a quello nazionale, anche un sinodo regionale dei giovani se è vero che la questione giovanile è il fulcro di tutte le crisi regionali?
«Tutta la chiesa deve fare un percorso sinodale. L’anno prossima sarà celebrato il sinodo dei giovani. È una necessità che si avverte e che in comunione con papa Francesco noi vescovi abbiano organizzato. A Matera abbiamo avviato tutto questo. Ci porterà sicuramente a celebrare il sinodo diocesano nel 2019».

Da uno a dieci: che voto darebbe alla ricezione del Vaticano II tra i giovani in Basilicata?
«Diciamo che il Concilio si conosce poco o niente. Darei l’insufficienza con un 5».

La Chiesa ha senso se è profetica, altrimenti è struttura (ed anche di potere). Cosa ha da dire ai ragazzi in crisi generazionale, esistenziale e , qui, anche territoriale?
«La missione è di essere profezia qui, oggi, sul territorio. Ai ragazzi ribadisco quanto più volte detto: prendo a prestito le parole da Fiorella Mannoia: «A chi trova se stesso nel proprio coraggio, a chi nasce ogni giorno comincia il suo viaggio (…) , a chi resta da solo abbracciato al silenzio, a chi dona l’amore che ha dentro». Non mi interessa se frequenti o meno la parrocchia; se vai o non vai a messa; se credi, sei ateo o indifferente. Mi interessa stare con te». E la festa a Matera inizia così.

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