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L'analisi

Matera ci riprova con i ministri del G20

La città lucana ha un'altra chance, approfittando anche della morsa allentata del virus. I Sassi torneranno ad essere sotto i riflettori il 29 giugno prossimo

G20 a Matera, Bari sarà sede d'accoglienza per delegazioni internazionali

È il ritorno sulla scena internazionale dopo lo status di capitale europea della cultura, su cui è calato il sipario poco prima dell'inizio della pandemia, privando la città di Matera - e l'intera Basilicata - di un auspicato effetto scia. Il Covid ha impedito che l'onda del riconoscimento, una volta impresso sull'albo d'oro, potesse garantire, per almeno altri due, tre anni, il surfing a turismo ed economia. Ma tant'è. Ora Matera ha un'altra chance, approfittando anche della morsa allentata del virus. I Sassi torneranno ad essere sotto i riflettori il 29 giugno prossimo, quando ospiteranno il G20, il forum che riunisce le principali economie del mondo.

Sono attesi non meno di 300 delegati provenienti dalle superpotenze del globo, un flusso di visitatori eccellenti, tra cui i ministri dello Sviluppo economico, che potrebbe determinare un importante ritorno in termini di immagine e di opportunità non solo per la città di Matera ma per tutta l'area apulo-lucana. Convinzione che è alla base dell'accordo siglato recentemente dal sindaco materano Bennardi e dal primo cittadino di Bari, un asse che ha prodotto i suoi effetti durante la «reggenza» di capitale della cultura, con un flusso di presenze turistiche anche sul fronte barese, e che si conta di rinsaldare con il G20: il capoluogo pugliese sarà impegnato come sede logistica degli ospiti.

L'intesa istituzionale tra le due città ha creato aspettative, prefigurando uno scenario consolidato e regolamentato di interscambio tra le realtà territoriali. Che è già da tempo nei fatti, essenzialmente per questioni di vicinanza geografica. Ma c'è anche una chiave di lettura critica, con la città di Potenza che denuncia una sorta di conventio ad excludendum, segnalando il rischio di un embrione di macro-regione sul modello teorizzato fin dai primi anni Novanta dalla Fondazione Agnelli. Insomma, per dirla tutta, il capoluogo lucano – ma non solo - si è sentito tagliato fuori da un'opportunità di rilancio, da un appuntamento che davvero può riverberarsi come una boccata d'ossigeno sui conti economici devastati dal Covid. Speranza che accompagna l'iniziativa di marketing territoriale messa in campo proprio in occasione del G20: le migliori venti aziende lucane, considerate «vettori» di eccellenza locale, avranno la possibilità di consegnare ai 20 ministri un proprio dossier che sarà la base per favorire futuri incontri «b to b» (business to business), fertilizzando il terreno dell'incrocio tra domanda e offerta con l'aggancio di mercati esteri che magari hanno solo lambito la traiettoria di Matera 2019.

Sulla carta, dunque, ci sarebbero le condizioni perché l'evento mondiale si traduca in un clamoroso spot promozionale. Ma è troppo fresco il ricordo degli effetti contraddittori della capitale europea della cultura - non tanto su Matera città, quanto sul resto della Basilicata - per essere sicuri fino in fondo che i «grandi dell'economia» si riveleranno fucine di sviluppo e crescita locale. A Venezia, a distanza di un anno dallo scorso G20, stanno ancora cercando la coda di una presenza internazionale che aveva fatto ben sperare dopo il primo lockdown. La verità è che se non ci liberiamo definitivamente dalla pandemia qualsiasi vetrina, seppur allestita con lustrini e cotillon, non garantirà un aumento di utenza. Il vertice del 29 non ha un potere taumaturgico sulle difficoltà del momento e rischia di rivelarsi solo uno sterile palcoscenico (Matera è già un brand nel mondo) se il virus continuerà a tormentarci dopo questa flessione di stagione e nonostante la copertura vaccinale che entro settembre dovrebbe riguardare (Figliuolo dixit) l'80 per cento della popolazione italiana.

E allora, benvenuti cari ministri dell'Economia, grazie per averci scelto. Matera vedrà rinvigorita la sua dimensione internazionale da una copertura mediatica vastissima, ma aspettarsi riflessi immediati e tangibili da questa presenza significa rischiare di rimanere delusi. Dovremo aspettare l'evoluzione del Covid per capire se e quali effetti avrà prodotto il vertice. Abbiamo il colpo in canna: speriamo di non dover sparare a salve o di dover subire il rinculo senza aver centrato il bersaglio.

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