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Scanzano, La «Città della Pace» apre a rifugiati e lavoratori stagionali

La Fondazione: completare l’edificio la cui prima pietra fu posta nel 2008

Scanzano, La «Città della Pace» apre a rifugiati e lavoratori stagionali

SCANZANO -  La “Città della Pace” di Scanzano Jonico non sia solo una struttura di accoglienza, sebbene d’avanguardia, ma si caratterizzi anche come opportunità di crescita per il territorio costiero ionico, i rifugiati e i lavoratori stagionali, sia stranieri che italiani, in una logica win-win. La richiesta è della «Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata», che, in riferimento alla struttura in corso di realizzazione nel centro ionico, ha chiesto pure con il coinvolgimento della Fao e di altre istituzioni internazionali. Ma non solo.

La Fondazione, infatti, ha anche espresso «l’auspicio che l’edificio in corso di completamento sia al più presto terminato e reso fruibile utilizzando ogni possibile risorsa a disposizione della Regione Basilicata o di altri enti» e ricordato che la «prima pietra dell’edificio fu posata nel 2008 dai premi Nobel per la Pace, Betty Williams e Rigoberta Menchù Tum, con la benedizione del Vescovo di Matera. Il cantiere, poi, fu visitato nel 2012 anche dal Dalai Lama». Il progetto, ideato originariamente per la realizzazione delle attività nella visione della sua fondatrice, Betty Williams, prevedeva la realizzazione di un modello di accoglienza che offrisse una duplice opportunità, tanto ai bambini fuggiti dalle guerre con le loro famiglie, quanto ai giovani disoccupati lucani. «Bisogna ricordare – hanno sottolineato dalla Fondazione - che il progetto fu approvato nell’ambito di un accordo di programma quadro tra Regione Basilicata e Comune di Scanzano Jonico, e, per questo, il suo utilizzo dovrà avvenire nel rispetto della destinazione originaria, non escludendo la realizzazione di attività complementari e di formazione finalizzate all’inserimento lavorativo in agricoltura dei rifugiati e richiedenti asilo, dei migranti in condizioni di rischio di sfruttamento da parte dei caporali, e alla qualificazione dei residenti nell’area Metapontina nella filiera agricola e della trasformazione dei prodotti agricoli.

L’edificio non è stato realizzato tenendo conto solo dell’accoglienza: sono stati previsti spazi per laboratori, seminari e attività culturali, rispettando quello che fu l’accordo con la Regione e contemperando le necessità pedagogiche della Williams, che vedeva l’accoglienza inserita in un percorso in cui le comunità locali ed i migranti potessero vincere insieme il dramma della disoccupazione e costruire insieme nuove speranze». Per questo la Fondazione auspica la realizzazione di una struttura formativa d’avanguardia: a tal fine ha messo a disposizione della Regione e del Comune di Scanzano Jonico la propria rete di relazioni e capacità gestionale per attivare al più presto la struttura, applicando le metodologie sviluppate su indirizzo di Betty Williams e già applicate con successo nelle proprie attività a favore sia dei rifugiati e richiedenti asilo e sia dei giovani lucani dal 2012».

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