Martedì 21 Settembre 2021 | 03:18

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

Ambiente

Rotondella, via libera ai lavori all'Itrec: si mette mano alla «piscina nucleare»

L’Ispettorato nazionale: barre da stoccare a secco, ma restano lì

piscina nucleare

piscina nucleare

ROTONDELLA - Mentre il mondo è chiuso in casa a controllare le curve di morti e malati causati dal Sars-Cov-2 , in Basilicata ci si prepara a metter mano allo piscina nucleare. Lì sono stoccate le pericolosissime barre della centrale atomica americana di Elk River ed è appena giunto da Roma, dall’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), l’«ok» al «progetto per lo stoccaggio a secco del combustibile irraggiato di Elk River presso l’impianto Itrec della Trisaia», situato a 78 chilometri in linea d’aria da Taranto, a 104 km dalla città di Bari e a soli 5 chilometri dal Golfo di Taranto.

Come si ricorderà, per questo insediamento (Itrec sta per Impianto di Trattamento e Rifabbricazione Elementi di Combustibile), inaugurato nel 1968 dal ministro lucano Emilio Colombo e incastonato nel Centro ricerche Enea, incrociano mille storie d’Italia, con inchieste della magistratura che hanno ipotizzato anche reati gravissimi dal traffico illecito di rifiuti e prodotti radiotossici allo sversamento in mare, nello Jonio, di sostanze cancerogene. Più volte è stato denunciato dalla comunità scientifica che quelle barre enormemente attive (1.562 migliaia di miliardi di Becquerel secondo Isin) avrebbero dovute essere messe in sicurezza. E magari spedite altrove, dopo esser state stoccate a secco e chiuse in contenitori schermati, i cask. Il problema è che, finora, gli Stati Uniti si sono rifiutati di riprendersele (come testimoniano i Wikileaks diffusi da Julian Assange) e nessun accordo commerciale è stato firmato con altri Paesi. Di modo che, informa ora l’Isin, le barre saranno estratte dalla piscina a forma di prisma e dalle spesse pareti in calcestruzzo e acciaio, saranno sì chiuse nei cask ma rimarranno dove sono, in Basilicata.

L’Isin dice anche di aver verificato «la rispondenza agli standard internazionali e ai requisiti di sicurezza nucleare e radioprotezione» del «progetto particolareggiato, presentato dalla SO.G.I.N. S.p.A.», l’azienda a controllo pubblico Società Gestione Impianti Nucleari che ha in gestione Itrec e che dovrebbe smantellarlo, in sicurezza.

Di quale «progetto» si parli e cosa prevede poco o nulla si sa. Come avemmo modo di denunciare da queste pagine, alla «Gazzetta» che richiedeva di visionare i piani di smantellamento di Itrec fu opposto il «segreto di Stato».

L’Isin ricorda che l’autorizzazione, con la quale Sogin esercisce oggi l’impianto, «stabilisce la realizzazione di 3 importanti attività, che devono essere approvate dall’autorità di controllo, indirizzate alla messa in sicurezza delle principali sorgenti di radioattività presenti nel sito e propedeutiche alle operazioni di disattivazione, incluso lo smantellamento, delle strutture e dei sistemi dell’impianto».
«In particolare - continua Isin - tali attività riguardavano la realizzazione e l’esercizio di un impianto di trattamento e condizionamento del “prodotto finito” (la soluzione liquida risultante dalle attività di riprocessamento svolte) ICPF il cui progetto è stato approvato nel 2010, la rimozione del monolite interrato contenente rifiuti radioattivi prevalentemente solidi (Fossa 7.1), il cui progetto è stato approvato nel 2017 e, appunto, la  realizzazione di un deposito di stoccaggio a secco del combustibile esaurito all’interno di contenitori appositamente realizzati (cask)». Tutto avrebbe dovuto essere già compiuto ma soltanto a fine 2019 è stato tolto il monolite. Ora si faranno «l’impianto ICPF e i depositi presso i quali verranno collocati i manufatti risultanti dal condizionamento della soluzione liquida radioattiva ed i cask, all’interno dei quali sarà collocato il combustibile irraggiato».

Come saranno questi nuovi depositi nucleari lucano? L’Isin non offre dettagli ma cita ad esempio «l’impianto di Zwilag di stoccaggio temporaneo per rifiuti radioattivi di media ed alta attività e di combustibile irraggiato, già operativo in Svizzera da molti anni».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie