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Matera, esercenti di piazza Matteotti «invasi» dai turisti in cerca di un bagno

Negli orari in cui i servizi igienici della zona sono chiusi i visitatori chiedono il favore ai negozianti

Matera, esercenti di piazza Matteotti «invasi» dai turisti in cerca di un bagno

Volendoci scherzare, è una storia di bisogni impellenti e improcrastinabili. Quando “scappa” è così. Specie quando occorre una “ritirata” provvidenziale, dopo un viaggio spesso lungo per giungere nella Capitale europea della cultura 2019. Tutti intruppati, zaino in spalla e i turisti sono pronti per la visita. Ma non prima di provvedere a quel bisogno. Ma se i bagni a disposizione in piazza Matteotti non sono aperti? All’incontinente di turno, in quel momento non pare vero che ci sia un bar aperto. Così pure altre attività commerciali. Tutte si affacciano sulla piazza che, per i visitatori, è il primo momento di contatto con la città.
«Offrire la possibilità di usare i servizi igienici ai clienti è il minimo. Ma se è un flusso continuo che riempie il locale e fa la fila? Il mio è comunque un bar e non un diurno – spiega Rocco Montesanto, titolare della “Caffetteria del Cacciatore”, uno di quelli a cui pure è lì per scappare.

Ma è la pazienza. «Il pagamento di una consumazione minima, e il biglietto per fare la fila per fruire del bagno – aggiunge – è solo un escamotage: si creava troppo caos. Per non parlare delle pretese». In che senso? «Pensi che, in determinate fasce orarie, per la chiusura dei bagni cosiddetti pubblici – continua – si formano dei capannelli dietro le vetrine degli altri esercizi commerciali. Non sono possibili clienti. Affatto. “Mi fa andare in bagno?”, è la richiesta più frequente. È chiaro che la risposta è un educato diniego. Perché? Perché si tratta di attività che vanno da una agenzia di viaggi e turismo a un negozio di abbigliamento, un ottico e una rivendita di prodotti da forni e una macelleria. I loro servizi igienici non sono pubblici, ma per i dipendenti. Che, se poi, si fa una cortesia a un cliente, va bene. Però se dietro la vetrina, anche mentre il negoziante apre l’attività, si presentano in non meno di venti, allora non va bene».

E racconta un episodio: «In occasione del Raduno nazionale dei Bersaglieri, lo scorso maggio, poiché apro la mia attività già dalle 5 del mattino, mi sono ritrovato ben presto con una piazza invasa da diversi partecipanti alla iniziativa nel giorno clou. E non vi dico che, essendo solo io aperto, che baraonda si è creata per andare in bagno». Cosa fa del suo bar una “attrazione”, caffè a parte? «È una questione di orari di apertura, e di chiusura, dei servizi igienici, cioè quello sistemato nel parcheggio dei bus e il diurno; c’è poi quello delle Fal, in un angolo del Casello, ma vi può accedere solo chi possiede il titolo di viaggio, essendo delle ferrovie. Per cui, se non sono aperti, i tanti pendolari, viaggiatori, turisti, comitive, gitanti delle crociere e della domenica, si riversano in piazza Matteotti. Lo stesso disagio, lo avvertono, ovviamente, anche tutti gli altri esercenti lungo le vie, Roma e Don Minzoni, che portano al centro».

Quindi, prima delle 9 del mattino e tra le 13 e le 16, c’è una sorta di coprifuoco. O la si trattiene oppure si cerca come “liberarsi”. «Debbo dire che c’è anche chi, in maniera poco urbana, la va a fare nei giardinetti, qui vicino, tra le siepi alte», dice Montesanto, che racconta, poi, un episodio. «Un fatto che, sabato pomeriggio, e mio malgrado, mi ha costretto a chiudere l’attività – spiega –. Erano le 15, e io ero al lavoro, e un signore in età avanzata non è riuscito a resistere agli stimoli. Risultato: il bagno era un disastro. Mi è dispiaciuto tantissimo perché lui era a dir poco mortificato, non finiva di chiedere scusa. Purtroppo, è capitato. Ma ho dovuto chiudere anzitempo l’attività. Perché le condizioni igieniche erano diventate insostenibili. Ero solo, del resto, e così il bar non poteva restare aperto. A parte il fatto che avrei potuto incappare in sanzioni pesanti, per quella situazione. Ho chiuso. E, quindi, ho subito un mancato guadagno. Non è la prima volta che mi capita. Che dire, poi, di gente stupida, prima che maleducata e incivile, che di proposito mi ha otturato il water per avervi buttato dentro un assorbente o un pannolino? Ho dovuto chiudere, almeno per il tempo della riparazione, dovendo fare pure l’idraulico. Con buona pace dei miei possibili guadagni di quelle giornate».

Questa mattina il barista si recherà alle Asm: «Necessito di un parere da parte loro sul da farsi. Ho interpellato i Carabinieri e la Polizia locale, dopo l’episodio di sabato, per mettere a verbale la chiusura attività. Mi hanno consigliato di fare così. È chiaro, però che sia io che gli altri esercenti non possiamo essere a supporto di servizi essenziali che andrebbe regolati diversamente, sia con orari diversi sia con una diversa organizzazione pubblica. Noi esercenti della zona, stiamo raccogliendo le firme in calce a un documento che presenteremo alle Autorità, Prefetto e Sindaco in testa. Mi iscriverò a una organizzazione di categoria per la prima volta, chissà che per questa via non si riesca a promuovere una azione definitiva». E poi, sconsolato: «Se il business è quello dei servizi igienici, vorrà dire che trasformerò la caffetteria in un locale per deposito bagagli e informazioni. E con tanti bagni. A pagamento, ovvio».

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