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Matera, una legge per proporre più musica Made in Italy

È tra i 13 punti del Manifesto nazionale della musica emergente

Matera, una legge per proporre più musica Made in Italy

La riforma del Fondo unico per lo spettacolo (Fus), del Codice dello spettacolo dal vivo per includere e promuovere i festival di musica tradizionale, moderna e contemporanea e l’istituzione di una legge che imponga alla radio operanti sul territorio nazionale la trasmissione di una quota di musica prodotta in Italia che oscilli – secondo i casi e le applicazioni – dal 35 al 60 per cento. Sono solo alcuni dei 13 punti dei Manifesto nazionale degli Stati generali della musica emergente a cura di Giordano Sangiorgi responsabile del Mei, Meeting delle etichette indipendenti, presentato ieri mattina a Matera nella sede della Fondazione Matera-Basilicata 2019.

Il documento è stato realizzato dopo gli incontri che si sono tenuti a Roma, a Milano e a Napoli che hanno coinvolto oltre 400 operatori nel campo della nuova musica italiana che hanno analizzato in un confronto ricco di spunti, proposte e suggerimenti del mercato musicale per poter sviluppare politiche a sostegno di un settore che conta ad oggi 10 mila gruppi emergenti. Dalla discussione è stato elaborato il Manifesto che sarà presentato ufficialmente al Meeting delle etichette indipendenti in programma il 5 ottobre a Faenza e consegnato al ministro di Beni culturali, Alberto Bonisoli.

Tra le richieste, ha spiegato Sangiorgi, «maggiori risorse e investimenti a supporto della creatività, nel rispetto delle direttive europee sul copyright riguardanti la liberalizzazione del diritto d’autore e l’equo compenso per produttori e artisti mentre a livello normativo, si chiedono leggi regionali per la difesa e la divulgazione della musica, un potenziamento in termini promozionali e finanziari dei Circuiti multidisciplinari dello spettacolo e la creazione di norme per lo sviluppo della cultura musicale anche in ambito scolastico, dal momento che in Italia la musica è considerata uno “svago” e non una materia da inserire nel curriculum di studi».

Non deve inoltre mancare la promozione della cultura dell’imprenditorialità e delle professioni musicali attraverso scuole di alta formazione, l’istituzione di corsi e master negli atenei, sostenendo i talenti giovanili, le start up e la produzione e la fruizione della musica dal vivo, in Italia come all’estero. In questa direzione va la proposta di istituire una legge che imponga alle radio private nazionali la trasmissione di una quota di musica prodotta in Italia, non necessariamente in lingua italiana che oscilli dal 35 al 60 per cento del totale delle canzoni in programmazione, al fine di promuovere la musica indipendente degli artisti esordienti, facendo proprie le esperienze di Francia e Canada.

Nel Manifesto si chiede inoltre di creare Case della Musica e Teatri nelle grandi e piccole città per permettere ai musicisti di diffondere le proprie produzioni e “Residenze d’artisti” come avviene nel campo dell’arte, perché possano avere un ruolo centrale nella produzione di spettacoli dal vivo. Insomma «la musica è cultura – ha concluso Sangiorgi – e se non si cambia passo la filiera creativa della giovane musica emergente sarà resa sempre più arida fino ad estinguersi».

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