Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 20:36

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Dopo il caos di venerdì

Matera, l'acqua inquinata e i dati ballerini: qualcuno paghi

Ora si cerca una responsabilità per i i danni arrecati per una giornata ai materani per analisi sui coliformi

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La fila davanti alle autobotti

MATERA - «Ad Acquedotto Lucano interessa accertare l’esame della causa rispetto a quanto accaduto in quanto ritengo che un accertamento tecnico-amministrativo sia indispensabile. Alla fine di tutto credo che il danno maggiore lo abbiano subito i cittadini, l’intera città e l’ente gestore».

Parole dure quelle dell’amministratore unico Giandomenico Marchese all’indomani della bufera sulla presenza di coliformi a 37 gradi, emersi dalle analisi dell’Asm, che avevano indotto il sindaco Raffaello De Ruggieri ad emettere una ordinanza di divieto dell’uso di acqua potabile nella tarda sera di giovedì e disporre anche la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Tutto era scaturito dalla comunicazione inviata giovedì alle 21.59 al Comune dal Dipartimento prevenzione collettiva della salute umana - Uoc per l'igiene degli alimenti e della nutrizione che aveva accertato il superamento dei parametri dei batteri coliformi a 37 gradi centigradi del partitore Terlecchia - Matera.

Rientrato l’allarme, i campionamenti congiunti effettuati già venerdì da parte di Asm e Acquedotto Lucano avevano riscontrato tutti i valori all’interno dei parametri di legge, escludendo quindi ogni presenza di inquinamento batteriologico, è tempo di ricercare le responsabilità. Bocche cucite per il momento dal Palazzo di Città anche se dai piani alti, trapela malumore per un episodio che ha messo in cattiva luce la Capitale Europea della Cultura anche in virtù dell’eco mediatica sull’emergenza con l’assalto alle confezioni di acqua minerale nei supermercati.

L’impressione è che l’Amministrazione comunale chieda, nei prossimi giorni, agli altri soggetti interessati e alla Regione Basilicata, l’adozione di un protocollo che possa rappresentare un modus operandi da adottare in situazioni analoghe, con il raccordo tra i vari enti, evitando che le notizie anche di carattere ufficiale arrivino ai cittadini dai social network prima ancora che con un filtro istituzionale.

Acquedotto Lucano, intanto, invoca chiarezza sulla questione. «Nelle prossime giornate - dichiara Marchese - chiederò un tavolo tecnico alla Regione Basilicata allo scopo di individuare le procedure di controllo su queste situazioni. Occorre individuare prima di tutto le cause su quanto accaduto. Le analisi, comunque, sono ritornate nei parametri di legge e per quanto ci riguarda, già quelle precedenti escludevano l’inquinamento batterico. Questa mattina (ieri, ndr) i nostri laboratori hanno effettuato nuovamente i campionamenti e il risultato era pari a zero. Se addirittura la consistenza del cloro era pari a 0,23 Mg/l vuol dire che i risultati sono assolutamente in linea con quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 31 del 2001 e Smi.

Dopo il tavolo tecnico in Regione con gli assessori alla Salute e all’Ambiente, con l’Asm e l’Arpab, AL ha chiesto alla Regione di coinvolgere per un parere l’Istituto Superiore di Sanità. Noi riteniamo - conclude Marchese - che vadano tutelati i cittadini sulla qualità dell’acqua, senza ledere l’immagine dell’ente gestore soprattutto quando i controlli necessitano di approfondimenti e verifiche».

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