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In Puglia e Basilicata

Lessico Meridionale

Quando il banditore «gridava» le notizie

INTERNET

Tragedie, guerre e acqua «andata via» di notte: oggi che l’universo di Internet abbonda, serve ricordare

11 Settembre 2022

Michele Mirabella

«Ha menato il bando» bofonchiava l’arguzia popolare quando un tale, un quidam de populo non riusciva a mantenere segreta una faccenda e, traccheggiando per nasconderla otteneva l’effetto opposto di palesarla al villaggio non ancora globale che non annovera più né bandi né banditori. Ma solo cittadini.

Nei paesi questi volenterosi annunciatori delle notizie di interesse comune sono sopravvissuti fino agli anni Cinquanta con la loro dignitosa utilità. Totò dipinse un acquerello memorabile del Pazzariello nel film L’oro di Napoli. «Attenzione! battaglione! È uscito pazzo il padrone». Le rime allusive dell’ingente generosità del committente rispondevano alla prosodia allocutoria del proclama e conservava, sbrindellate, le coloriture dispotiche delle antiche «grida» descritte dal Manzoni, ma senza grinta sanzionatoria.

Era la comunicazione collettiva di un tempo in cui non esistevano media (pronunciatelo così, in latino) di massa e i giornali che, più tardi, furono una rarità da scapestrati intellettuali o da preti. Quanto ai manifesti era già tanto che il popolo s’incantasse davanti agli avvisi della festa patronale. Qualche affiche compariva per annunziare il teatro girovago o il varieté. Il resto della comunicazione era affidato ad annunci ufficiali recati dal banditore. Diligentemente egli divideva gli annunci: quelli ufficiali e podestarili o governativi erano preceduti dal rullio del tamburo, quelli commerciali, come dire gli spot pubblicitari, dal suono della trombetta e quelli religiosi da un campanello. Una disciplina preziosa. L’annuncio, per esempio, della chiamata alle armi d’una classe arrivava in tutta la nazione per il tramite del banditore tambureggiante con ausilio di tromba. Mio nonno mi raccontò dello sgomento che prese la cittadinanza quando il banditore, credo un «mest Cicc» provetto, dovette avvertire che la Patria chiamava alle armi i «ragazzi del ‘99» a difendere il Piave e il Carso. Mi fu narrato che nel silenzio atterrito di mamme e sorelle s’udì, nel vicolo, la mesta conclusione che «Mest Cicc» si lasciò sfuggire: un «Poveri figli» non protocollare.
La Storia custodita negli scaffali non conserva certo né l’episodio, né l’esclamazione, ma io li considero lancinanti come l’indimenticabile film Niente di nuovo sul fronte occidentale.

Ho ascoltato, bambino, il banditore della mia Bitonto annunciare feste dell’Immacolata, balzelli, vendite di olive, tridui a Sant’Antonio, avanspettacoli, intasamenti di fogne, sospensioni dell’erogazione idrica. Precisamente avvertiva che l’acqua se ne sarebbe «andata» al tramonto e sarebbe «tornata» al mattino. Quest’andare e tornare dell’acqua mi sembravano verbi da cosmogonie popolari e paesane, comunque poetici. Finita l’allocuzione, Ciccio il banditore rullava sul tamburo e s’avviava svelto a cercarsi un altro angolo di strade per riprendere con il rassicurante «S’avverte il popolo».

Da molto tempo bandi e banditori sono nel museo d’ombre dei ricordi e delle tradizioni memorabili: con l’affermarsi di una sequela di conquiste del progresso hanno perso la funzione. La scuola di massa li ha resi superflui e patetici, giornali, radio, televisione, internet e pulviscolo mediatico connesso, annunciano, raccontano, avvertono, consigliano, impongono, divagano, intrattengono, mentono, minacciano, sospettano, ciarlano, chiacchierano, allarmano, insinuano, pettegolano, informano perfino. E pubblicano. Rapidamente, efficacemente, tempestivamente.

E questa è storia, ormai, vecchia. Ma la teoria delle transizioni nella sociologia dei mass media avverte che nella comunicazione umana nulla si oblitera definitivamente, ma tutto si integra con il passato e ne sviluppa le premesse e tutto si predispone a farlo con il futuro. Lo esemplifica proprio il termine mass-media che mescola il termine inglese mass con il lemma latino media (mass media). Gli ignoranti perseverano nell’assurda pronuncia «midia». Precisazione necessaria che esemplifica il concetto delle instancabili integrazioni che ci portano a riconoscere negli strumenti informatici, nell’enorme pulviscolo di aggiornamenti delle tecniche della comunicazione una continuità evolutiva che collega Fidippide il maratoneta che corse fino allo stremo per comunicare la vittoria ai suoi concittadini, al giramondo novelliere e, questo, al banditore del paese fino al teatro, al cinema, alla radio, alla televisione, ai media moderni. L’epocale giganteggiare del più recente di questi, Internet, prende origine dall’antichissima brama di costruirlo, il villaggio globale.

Il problema è che non esiste una legislazione che controlli il parapiglia immenso che si stende sull’opaco pianeta che finisce per confondere e non per diffondere i saperi e la storia di tutti noi. In questo marasma naufraga, nel mare dei pregiudizi, la verità e si afferma la diffidenza verso i media. Mandiamo un bando.

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