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cerimonia in comune

A monsignor D'Ambrosio
le «chiavi della città di Lecce»

Il sindaco Salvemini: «Cittadino leccese, di fatto, lo è ormai da tempo»

lecce le chiavi della città a mons D'Ambrosio

Massimino foto

di FABIO CASILLI

Anche nel giorno in cui la città lo ha reso protagonista, facendone un leccese a tutti gli effetti, lui ha voluto porre al centro i poveri e i bisognosi. Che, negli ultimi 8 anni, da quando è arrivato a Lecce per guidare la Diocesi del capoluogo salentino, sono stati sempre il suo chiodo fisso, senza risparmiare bacchettate alla politica.

Ieri, si diceva, tutta l’attenzione era rivolta a lui, monsignor Domenico D’Ambrosio, arrivato a palazzo Carafa poco prima delle 10.30. Ad attenderlo all’ingresso principale del Comune due vigili urbani e una solerte funzionaria municipale, che l’ha accompagnato, su per le scale, al primo piano, dal sindaco Carlo Salvemini. E dove, nella sala consiliare, si erano pian piano radunate autorità civili e militari. La consegna delle chiavi della città a monsignor D’Ambrosio (a poche settimane dall’addio al Salento per raggiunti limiti d’età, al suo posto arriverà ai primi di dicembre monsignor Michele Seccia) è riuscita anche a far tornare ieri, sui banchi della minoranza, il centrodestra guidato dall’ex sindaco Paolo Perrone. Così come si è rivista, dopo tanto tempo, nell’aula che l’ha vista tante volte protagonista, Adriana Poli Bortone.

Nel ringraziare per il riconoscimento e nel rinnovare il suo profondo legame con Lecce, ad un certo punto, l’arcivescovo si è anche commosso, interrompendo il suo intervento (lo riportiamo integralmente nel pezzo in basso, ndr). «La vecchiaia fa brutti scherzi», ha ironizzato, riprendendosi subito con un sorriso.

«Monsignor D’Ambrosio è cittadino di Lecce da anni - ha detto il sindaco Salvemini, in premessa - Il passaggio che oggi (ieri, ndr) ci accingiamo a compiere, con il riconoscimento formale della cittadinanza onoraria, si è compiuto nei fatti già da tempo, attraverso il rapporto intenso, familiare e fecondo che ha stabilito con la città dal primo momento, da quando ha assunto, ormai 8 anni fa, la guida pastorale della comunità cristiana salentina. In questi anni, come ha ricordato egli stesso pochi giorni fa, lui ci ha voluto bene, ma sa anche che noi gliene abbiamo voluto».

Il sindaco ha poi ricordato come la sua proposta di concedere la cittadinanza all’alto prelato, già con la valigia pronta, sia stata accolta e approvata da tutti, indistintamente, in Consiglio comunale. «In una città nella quale spesso si discute, ci si trova in disaccordo, si tenta, nell'ordinaria contrapposizione politica, di mettere in difficoltà l'avversario - ha spiegato Salvemini - il tema sul quale tutti si sono trovati concordi è il riconoscimento pubblico dell'opera dell'arcivescovo D'Ambrosio. La città gli è grata per il rispetto e l’amore che ha dimostrato nei confronti di Lecce in questi anni. Nei quali le politiche pubbliche ad ogni livello sono state presenti in maniera insufficiente nei confronti di chi più ne ha bisogno. Se i più poveri hanno potuto avere un pasto caldo, una doccia, un letto è stato grazie alla benevola opera di Monsignor D’Ambrosio e di tutta l'Arcidiocesi».

Prima del sindaco, è stata la presidente del Consiglio comunale Paola Povero a introdurre la cerimonia: «Il conferimento della cittadinanza onoraria a monsignor D'Ambrosio è segno della gratitudine della città per la grande dedizione con cui ha svolto il ruolo di Pastore alla guida della Chiesa leccese, caratterizzata da grande generosità, lucida intelligenza ed un forte senso di solidale vicinanza per quanti soffrono il disagio sociale, la povertà, le vecchie e nuove forme di esclusione sociale».

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