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Il caso del «Diamant» a Leuca

Dayacht di lusso a rottame
una storia di mala burocrazia

Arrivato due anni fa dalla Siria con una famiglia in fuga fu sequestrato e abbandonato. Era stato chiesto uso come barca scuola

Dayacht di lusso a rottameuna storia di mala burocrazia

SANTA MARIA DI LEUCA - Tra i barconi abbandonati in porto spunta il caso «Diamant», uno yacht superlusso da quasi mezzo milione di euro che oggi vale meno di un rottame.
Dopo la pubblicazione della nostra inchiesta sulle grandi barche lasciate in porto dai migranti dopo la traversata e destinate a finire affondate o distrutte, è emersa la particolare situazione di un natante che si trova in porto dall’agosto 2015.
Quando arrivò a Leuca l’imbarcazione aveva a bordo una facoltosa famiglia siriana in fuga dalla guerra che tentava di entrare clandestinamente nel nostro Paese. Terminata la procedura dello sbarco l’interesse sullo yacht aumentò e pian piano venne fuori la sua storia.

Costruito nel 1976 nei cantieri navali francesi di Meta a Tarare (resi famosi dalle gesta di Bernard Moitessier, il navigatore solitario che fece il giro del mondo su “Joshua”, barca in acciaio creata negli stessi capannoni), Diamant appartiene alla serie di barche “Damien 2” concepite per attività di esplorazione polare, su progetto dell’architetto Michel Joubert. Ne sono stati costruiti solo una trentina di esemplari.

Lungo 14 metri, pesa più di 24 tonnellate, ha una chiglia fissa di 1,80 metri ed è (era) armato con due alberi a ketch. Nella navigazione a vela può mantenere una velocità di crociera di quattro o cinque nodi ed è dotato di uno scafo con forma tale da essere spinto verso l’alto dalla pressione dei ghiacci, piuttosto che venire da questi schiantato per schiacciamento. Le lastre inoltre, sono sovrapposte per non esporre i cordoni di saldatura alla corrosione.

Nel luglio 2016 Gabriele Scorrano, presidente dell’associazione sportiva dilettantistica «Smarè» di Leuca, dedita all’insegnamento della vela ai bambini, chiese alla Procura di Lecce di poter ricevere in affido il Diamant per convertirlo in barca-scuola, per l’avvio alle professioni del mare e per attività di solidarietà sociale rivolte a giovani coinvolti in percorsi di recupero. La risposta degli uffici giudiziari fu negativa, essendo l’associazione un ente di diritto privato, ma veniva lasciato aperto uno spiraglio nel caso di partenariato con enti pubblici. «Avendo fatto riferimento ad attività sociali da svolgere di concerto con le amministrazioni locali del Capo di Leuca - suggerì a settembre il gip del Tribunale di Lecce, Michele Toriello - l’assegnazione potrà essere effettuata in favore di queste ultime, che potranno successivamente consentirne l’uso all’associazione».

Nel frattempo purtroppo, la barca ha perso pezzi. Un’associazione campana che si occupa di percorsi terapeutici a favore di ex tossicodipendenti ha ricevuto l’autorizzazione ad asportare alcune parti del natante, mentre diversi atti di vandalismo l’hanno letteralmente depredato delle parti migliori, tanto che se il suo valore iniziale superava i 400mila euro, oggi è di appena un decimo: mancano tra le altre cose il motore Perkins da 75 cavalli, la dotazione completa di vele per i due alberi, uno spinnaker, il verricello dell’ancora, il timone a ruota e la bussola.
«Purtroppo la burocrazia ha impedito l’utilizzo del bene a scopi sociali - commenta amareggiato Scorrano - speriamo che le Istituzioni comprendano la problematica e che quanto prima si giunga a una modifica della normativa, al fine anche di abbattere i tempi e impedire gli atti di vandalismo». [m.c.]

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