Venerdì 20 Settembre 2019 | 11:30

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IL caso di Antonio Fiordiso

Detenuto morto in ospedale
autopsia esclude il pestaggio

Il giovane era ricoverato in regime carcerario all'ospedale Moscati di Taranto

Detenuto morto in ospedaleautopsia esclude il pestaggio

L'ospedale Moscati di Taranto

Antonio Fiordiso è morto a causa degli effetti di una «sindrome rabdomiolitica» generatasi per ragioni non determinabili scientificamente e il suo corpo non presenta comunque lesioni traumatiche. È quanto scrivono Alberto Tortorella e Salvatore Silvio Colonna, i due professionisti leccesi (un medico legale e un anestesista rianimatore) incaricati dal sostituto procuratore Maria Grazia Anastasia di fare chiarezza sul decesso del 31enne di San Cesario, spirato l’8 dicembre del 2015 all’ospedale San Giuseppe Moscati dove era stato condotto d’urgenza dalla casa circondariale di Taranto nella quale era detenuto.
A ordinare nuove indagini sulla morte di Fiordiso era stato il giudice per le indagini preliminari Pompeo Carriere che aveva respinto la richiesta di archiviazione dell’indagine contro ignoti, portando il pm a iscrivere sul registro degli indagati 8 medici per concorso in omicidio colposo. Si tratta di sei medici di guardia e due psichiatri.
Il giudice Carriere, accogliendo l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dalla zia del 31enne, Oriana Fiordiso, attraverso i legali Paolo Vinci e Pantaleo Cannoletta, aveva evidenziato la necessità per il pubblico ministero di disporre l’esame autoptico, tramite riesumazione del cadavere, soprattutto per chiarire l’«esatta individuazione della causa (o delle cause) della morte del Fiordiso» che ancora oggi è «un punto incerto». Secondo i familiari, sul corpo di Antonio erano presenti una serie di segni che avrebbero fatto pensare a percosse e violenze. Elementi che sarebbero stati supportati anche dalla pista secondo cui il giovane sarebbe stato vittima di un pestaggio in carcere messo a segno da altri detenuti.
Tutti elementi che però non hanno trovato riscontro nelle 52 pagine di consulenza firmate da Colonna e Tortorella, i quali, pur premettendo che «le pessime condizioni di conservazione del cadavere a causa del tempo trascorso dal decesso impediscono un giudizio di certezza circa l’eventuale presenza di lesioni traumatiche superficiali», sottolineano che «l’esame della documentazione clinica ospedaliera ed i rilievi necroscopici (completati dalla tac eseguita sul cadavere esumato) escludono lesioni traumatiche dei segmenti ossei, cranio encefaliche e dei visceri toracici ed addominali».
Quanto alle possibilità che Fiordiso sia morto per un ricovero tardivo, i due consulenti del pm scrivono che è impossibile fornire una risposta certa.
Dubbi, invece, emergono sulla condotta di quanti hanno avuto in cura Fiordiso prima del ricovero in ospedale. «L’entità del danno documentato all’arrivo in ospedale - scrivono Colonna e Tortorella - a carico dei vari organi ed in particolare della funzione renale era tale da far ritenere che il quadro clinico, rapidamente ingravescente, fosse già presente nei giorni precedenti; e che esso non sia stato valutato e trattato nei tempi e nei modi prescritti dalle regole dell’arte».

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