Il focus sul Campo Sosta Panareo, alla periferia di Lecce, si sposta ora sui numeri più recenti e sugli interventi di rete attivati all’indomani del cosiddetto «decreto Caivano». Dopo aver analizzato i dati al 2024 del VI Rapporto dell’Italia sull’attuazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, il quadro si restringe alla dimensione locale e attuale.
All’anagrafe comunale risultano oggi 208 abitanti. Di questi, 72 sono minori: 13 tra 1 e 3 anni e 59 tra i 4 e i 17, tre dei quali quasi maggiorenni. Quasi tutti risultano nati a Lecce. Accanto a cognomi di origine straniera figurano talvolta nomi italiani, come Anita o Alberto, per fare due esempi, mentre altri mantengono fedelmente quelli legati alle tradizioni familiari.
Incrociando i dati dell’anagrafe con quelli del settore istruzione emerge che 27 minori vengono accompagnati ogni giorno a scuola da due scuolabus comunali dedicati: 17 alla scuola primaria e 10 alla scuola dell’infanzia. I mezzi, esclusivamente destinati ai residenti del campo, raggiungono i plessi Scipione Ammirato, Stomeo Zimbalo e De Amicis, comprese le succursali. Sulla cifra complessiva dei minori è evidente che altri non risultano accompagnati alla primaria o all’infanzia tramite mezzi comunali. I numeri sono oggettivi, mentre le interpretazioni possono variare. Per una fotografia pienamente aderente alla realtà occorrerebbe verificare, attraverso gli organismi competenti, chi resta a casa e per quali motivi, chi sceglie di lavorare, chi eventualmente frequenta ma viene accompagnato da un familiare.
Ma soprattutto, anche per quanti frequentano regolarmente infanzia e primaria, c’è un monitoraggio del dopo-scuola? Cosa fanno questi bambini e ragazzi dopo le lezioni, a quali attività si dedicano in tutto il tempo che resta? La distanza fisica dalla città non giova all’integrazione, né un centro polifunzionale all’interno del campo può essere una reale soluzione perché, di fatto, marginalizza ancora di più allontanando dalla città e dall’integrazione reale.
Non si tratta di repressione né di intrusioni nella sfera privata, ma di strumenti possibili, complementare ad altri, per garantire scolarizzazione, integrazione ed emersione da eventuali sacche di marginalità o devianza.
Proprio sul fronte della dispersione scolastica e della prevenzione della devianza minorile si inserisce l’iniziativa assunta a settembre dall’Ufficio Territoriale di Governo di Lecce, sotto il coordinamento del prefetto Natalino Domenico Manno, che in attuazione delle direttive del «decreto Caivano» ha siglato un protocollo interistituzionale. È previsto un monitoraggio semestrale dei dati sulla dispersione scolastica trasmessi dalla Procura per i Minorenni, con l’obiettivo di prevenire situazioni di devianza. Viene inoltre istituito un Osservatorio Provinciale chiamato ad analizzare le situazioni di disagio e a pianificare azioni mirate, coinvolgendo anche i dirigenti scolastici. L’accordo punta a monitorare l’abbandono scolastico e a favorire l’inclusione sociale attraverso interventi coordinati tra Tribunale per i Minorenni, Procura e Forze di Polizia.
Tornando ai dati ufficiali dell’anagrafe, incrociati con quelli del settore istruzione, si nota come all’interno del campo vi sia la preponderanza di dodici cognomi, riconducibili a dodici famiglie rom, e come siano presenti anche due italiani di nascita e radici. I matrimoni misti, così come la nascita di alcuni bambini di etnia rom in terra italiana, rappresentano un’altra strada, più lunga date le cifre, verso una progressiva commistione culturale e quindi verso forme di integrazione.
Di fatto si osserva come gli abitanti del campo siano ormai stanziali, non più nomadi nel senso tradizionale del termine. Alcuni residenti di Panareo non vi sono arrivati direttamente dai Balcani, ma da altre regioni d’Italia, come Sicilia ed Emilia Romagna, e da altri Paesi europei, tra cui Svizzera e Germania. Organizzati in una rete familiare internazionale, abituati – almeno fino a qualche tempo fa in misura maggiore – a lavorare come stagionali in diverse zone d’Europa, potrebbero aver raggiunto l’enclave leccese supportati e contattati da conterranei già presenti, attratti dalla possibilità di una vita più stabile e dignitosa, almeno nelle intenzioni iniziali.
Dal 1998 in poi, i nuclei trasferitisi al campo sosta salentino provengono prevalentemente da Serbia, Montenegro, Kosovo, ex Jugoslavia e Albania, in particolare dalle città di Pec, Podgorica, Djakovica, Kavaje, Niksic, Prokuplje, Mikusnica, Elbasan, Istok, Titograd, Gjakove, Cacak, Guca e Duren.
In questo quadro, fatto di numeri, protocolli e radicamento ormai stabile sul territorio, il Campo Panareo non appare più come una realtà transitoria o marginale, ma come un insediamento strutturato, inserito dentro dinamiche sociali, istituzionali e familiari consolidate. I dati raccontano di una comunità giovane, in parte nata e cresciuta a Lecce, monitorata da una rete di interventi pubblici che punta a prevenire dispersione scolastica e devianza. Resta però la necessità di comprendere fino in fondo se e quanto questa rete sia sufficiente a intercettare eventuali zone d’ombra, soprattutto alla luce delle indagini che negli ultimi anni hanno lambito l’area e i suoi collegamenti esterni. Perché tra integrazione dichiarata, stanzialità acquisita e controlli rafforzati, la vera domanda è se il campo rappresenti soltanto una periferia fragile da sostenere o anche un nodo da decifrare dentro scenari investigativi più ampi.
Ed è con questi argomenti, che dovremmo fare i conti.















