È una forte delusione quella espressa dai promotori del referendum sul filobus dopo lo stop arrivato dal Consiglio comunale, una decisione che apre uno scontro politico acceso e che, secondo il Comitato, nega ai cittadini la possibilità di esprimersi su una scelta strategica per la città. La promessa, però, è chiara: la battaglia non si ferma. A dare voce al malcontento è l’ex sindaco Carlo Salvemini, che affida ai social un intervento durissimo: «La sindaca ha deciso: il referendum non s’ha da fare. Come previsto. La Sindaca Poli Bortone non vuole che si svolga il referendum per dare ai leccesi la possibilità di esprimersi sul potenziamento del filobus».
L’accusa rivolta all’amministrazione è di aver fatto bocciare l’ordine del giorno della minoranza per cambiare le regole del gioco in corsa: «Incarica la sua maggioranza di portare in Consiglio Comunale una modifica del Regolamento perché si escludano le delibere di giunta tra gli atti che possono essere abrogati». Salvemini ricorda le parole della sindaca durante la raccolta firme, parlando di «ipocrisia nel dichiarare “noi vogliamo il referendum”». La conclusione è netta: «La maggioranza oggi s’è tolta la maschera. I cittadini leccesi prendono nota. Il Comitato per il Referendum prende atto. E va avanti».
Ancora più duro Gabriele Molendini, uno dei responsabili di Lecce Città Pubblica, che parla apertamente di «“furto” di referendum con destrezza». Nel suo intervento accusa la destra cittadina di aver sottratto uno strumento di partecipazione democratica: «La destra cittadina di Adriana Poli Bortone sottrae ai leccesi il Referendum sul Filobus per il quale oltre 7.200 firme erano state raccolte in piena estate». L’avvocato Molendini richiama lo Statuto e il regolamento comunale e punta il dito anche contro la commissione tecnica (esprimendosi avrebbe consentito al Comitato, in caso di esito negativo, di passare la palla ai giudici con un ricorso al Tar): «La Commissione tecnica ha nicchiato, esprimendo dubbi e passando la palla al Consiglio Comunale». Da qui l’affondo: «Un vero e proprio “furto con destrezza” di volontà popolare», fino alla conclusione amara: «Uno schiaffo alla città ed ai leccesi tutti espropriati della possibilità di esprimersi».
In Consiglio comunale la minoranza rincara la dose. Antonio De Matteis parla di amministrazione “venuta allo scoperto”: «L’ampliamento del filobus è uno strumento strategico dell’attuale amministrazione e verrà realizzato indipendentemente da ciò che vogliono i cittadini leccesi», aggiungendo che «il referendum sottoscritto da oltre 7.200 cittadini non verrà fatto». Sulla stessa linea Marco De Matteis: «Dietro i tecnicismi si nasconde la non volontà politica di dare parola ai cittadini».
Ma la maggioranza resta ferma sulle sue posizioni: respinge le accuse e rivendica la necessità di adeguare il regolamento allo Statuto comunale, come indicato dalla commissione tecnica di esperti. Un adeguamento che comporterà l’impossibilità di ammettere referendum sugli atti di giunta o del sindaco. Secondo il centrodestra, inoltre, il quesito referendario era sbagliato perché non spiegava ai cittadini che solo il 7% della delibera riguardava il filobus, mentre la domanda includeva finanziamenti più ampi per altre opere infrastrutturali, a partire dai parcheggi di interscambio. Una frattura politica che resta aperta e destinata a far discutere ancora. Il prossimo round sarà in Commissione statuto.











