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In Puglia e Basilicata

SENZA PIETA'

Lecce, spillano più di 70mila euro a una donna: in tre a giudizio

Lecce, spillano più di 70mila euro a una donna: in tre a giudizio

La truffa a soggetti fragili

Gli imputati sono accusati di aver approfittato di una 60enne, soggetto fragile con problematiche psichiche

19 Maggio 2022

Angelo Centonze

Avrebbero raggirato una 60enne con problemi psichici, arrivando a spillarle oltre 70 mila euro.
Nelle scorse ore, il gup Cinzia Vergine, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio con l’accusa di circonvenzione di incapace, i vicini di casa della presunta vittima. Si tratta di Sylvia Pallischeck, 58 anni di origini tedesche, ma residente a Lecce e il marito Giancarlo Greco, 55 anni, di Lecce. Non solo, anche il presunto «complice» Carlo Lembo, 50 anni anche di Lecce. Dovranno presentarsi il prossimo 14 ottobre , dinanzi al giudice monocratico Giovanna Piazzalunga, per l’inizio del processo. Sono assistiti dagli avvocati Massimiliano Petrachi e Antonio Spongano e potranno dimostrare l’estraneità alle accuse nel corso del processo. Intanto, la presunta vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Ilario Manco, quale amministratore di sostegno.

I fatti risalgono al periodo compreso tra giugno del 2018 e febbraio del 2020. Secondo l’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Giovanna Cannarile la Pallisheck avrebbe circuito la donna, un soggetto fragile con problematiche di natura psichica, ospitandola in casa, dopo che si era allontanata dalla famiglia. E poi, assieme al marito e all’altro complice, l’avrebbero indotta a contrarre una serie di prestiti, le cui somme di denaro, per un valore complessivo di oltre 70mila euro, venivano riscosse dai tre, attraverso il meccanismo dei bonifici bancari. In particolare viene contestato dalla Procura un prestito, con la cessione del quinto dello stipendio. E poi, un bonifico per «saldo competenze per cause sinistro». E ancora, un finanziamento richiesto alla banca, a cui seguivano i bonifici per «ristrutturazione casa» e «spese commercialista». E poi, si parla di un mutuo con cui veniva estinto un precedente prestito. E infine, l’erogazione di una somma di denaro (quale anticipo per ulteriore rata TFR) che veniva poi riscossa con prelievi bancomat. I raggiri sarebbero venuti a galla dopo la nomina dell’amministratore di sostegno. Le indagini sono state condotte dalla polizia giudiziaria.

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