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L'insulina che si respira: l'invenzione di una salentina

Si chiama Eride Quarta, e la sua formulazione innovativa migliorerà la vita dei diabetici

L'insulina che si respira: l'invenzione di una salentina

È una giovane e talentuosa ricercatrice, nata nel paese di Carmelo Bene, a Campi Salentina. Eride Quarta ha scelto di laurearsi all’Università di Parma in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche e ora frequenta un dottorato industriale con la PlumeStars srl in “Drugs, Biomolecules and Health Products”, presso l’Università di Parma. Nel marzo scorso, in occasione del meeting annuale dell’European Federation for Pharmaceutical Sciences, ha ricevuto, a Francoforte, un importante riconoscimento: il premio Best Poster Award.

Ci spiega il tema e gli esiti della ricerca, presentata all’Università Wolfgang Goethe di Francoforte, per cui le è stato assegnato il prestigioso premio?
«Il Premio mi è stato assegnato per la presentazione della ricerca Pulmonary administration of a novel insulin powder in comparison to Afrezza, svolta in collaborazione con il prof Paolo Colombo e Francesca Buttini del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma. Lo studio ha riguardato una polvere inalatoria di insulina, brevettata dall’ Università di Parma. Una somministrazione per inalazione evita l’invasività della via iniettiva. La nuova formulazione di insulina polvere dell’Università di Parma è fabbricata mediante spray-drying, è priva di eccipienti, che possono aumentare reazioni avverse, pre-dosata in capsule ed è stabile a temperatura ambiente per il tempo di utilizzo. Questa nuova insulina pura presenta una respirabilità molto elevata. L’effetto inizia più velocemente e ha una durata d’azione più breve rispetto ai prodotti sottocutanei iniettati. La vera rivoluzione di questa formulazione consiste nel miglioramento della qualità della vita dei diabetici che potrebbero assumere l’insulina utilizzando un piccolo pratico dispositivo inalatorio ovunque siano, in ufficio o durante un aperitivo con gli amici evitando situazioni di disagio».

Per lei cosa ha rappresentato questa esperienza?

«È stato una grande piacere e onore avere avuto l’opportunità di condividere i risultati di anni della ricerca mia e dei miei colleghi dell’Università di Parma con molti degli scienziati più rinomati in Europa nell’ambito della tecnologia farmaceutica. L’evento che ha riunito 260 partecipanti, provenienti da 26 paesi, sotto l’egida dell’Eufeps, ha come obiettivo quello di sviluppare una più stretta collaborazione fra i membri delle comunità di ricerca scientifica. Non mi aspettavo di vincere, è stata una sorpresa, il livello di competizione era piuttosto alto. Il premio è individuale ma riconosce l’attività di un gruppo di ricerca e le persone che mi hanno sempre guidato e aiutato nella mia formazione sono il professor Paolo Colombo, il professor Ruggero Bettini e la professoressa Francesca Buttini.


Ora viaggia molto per convegni e altri eventi scientifici. Più che di una fuga conviene sull’idea di dover essere “cervelli in movimento”?
«Noi ragazzi che abbiamo avuto la fortuna di crescere nello spazio libero della globalizzazione europea, spostandoci da un’area all’altra dell’Ue siamo in movimento e non in fuga. Viaggiare per conoscere scienziati con cui poter condividere idee e progetti, culture diverse e posti nuovi è un’esperienza entusiasmante e stimolante. La nostra identità “globale” non può che essere considerato un punto di forza della contemporaneità.


In questi anni spesi per la ricerca quali sono gli aspetti caratteriali che ha dovuto enfatizzare o modificare?
«Non propriamente ho dovuto ma istintivamente ho enfatizzato il mio ottimismo, la mia tenacia e caparbietà e la mia curiosità per perseverare percorsi mentali che sembrano frequentemente contraddetti dai fatti. Mi è stato insegnato che non esistono risultati positivi o negativi ma esistono esiti che conducono a nuove conoscenze. È fondamentale l’apertura mentale, cioè la capacità sia di cogliere spunti dal lavoro degli altri, sia di confrontarsi senza remore e timori.


Il campo d’indagine della sua ricerca riguarda lo sviluppo di un’innovativa terapia inalatoria per le patologie cardiovascolari. Quali le prossime sfide?
«La mia attività di ricerca è centrata sul progetto europeo Cupido (Cardio Ultraefficient nanoParticles for Inhalation of Drug prOducts) acronimo quanto mai evocativo, all’interno del programma Horizon2020, che ha lo scopo di sviluppare un’innovativa terapia inalatoria per le patologie cardiovascolari. Sono onorata ed estremamente entusiasta di poter dare il mio contributo a questo ambizioso progetto finanziato dall’Unione Europea in collaborazione con altri 12 partner internazionali e nazionali».
La sua Campi è stata terra di un genio quale Carmelo Bene. Cosa le manca di più del Salento?

«Il sole che splende e riscalda il cuore anche nelle fredde giornate d’inverno. L’odore di mare che ti investe, ti riempie, ti rimette al mondo. Le chianche, queste lastre di pietra, lucide, lisce, antiche, sembrano tutte uguali, ma in realtà sono tutte diverse e uniche. Le orecchiette con il sugo e il formaggio ricotta, preparate delle mie adorate nonne Agnese e Memè, senza le quali non è domenica. La semplicità che si accompagna con l’umiltà degli animi dei salentini».

IL RITRATTO - La sua passione primaria è la ricerca nel campo delle tecnologie farmaceutiche, ma le piace tanto il canto, passione che, come ama ricordare, ha ereditato dal padre e dal nonno, e non manca di inventiva in cucina, con pochi semplici ingredienti, magari della sua terra.
Nonostante la giovane età, Eride Quarta ha un curriculum di tutto rispetto e, nonostante sia sempre in giro per convegni scientifici internazionali, ha sempre in valigia immagini, sapori, profumi del Salento. Nata a Campi Salentina e diplomatasi al liceo Virgilio di Lecce, ha conseguito la laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche presso l’Università di Parma. Da qui sta proseguendo con il dottorato di ricerca con la PlumeStars srl di Parma in “Drugs, Biomolecules and Health Products” . La sua attività di ricerca all’interno del dottorato, è centrata sul progetto europeo CUPIDO, del programma Horizon2020, che ha lo scopo di sviluppare un’innovativa terapia inalatoria per le patologie cardiovascolari.

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