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Gasdotto, la perizia: «Opera non è sito a rischio». No Tap preoccupati

Il gasdotto non può essere assimilato a uno stabilimento

Il gasdotto Tap che deve approdare sulla costa di Melendugno, nel Salento, non può essere un’opera assoggettata alla direttiva Seveso: è quanto emergerebbe dalla super-perizia disposta dal gip Cinzia Vergine, nell’ambito dell’incidente probatorio aperto nell’indagine avviata dalla procura di Lecce. La perizia è stata depositata oggi.


I periti - a quanto si è saputo - avrebbero stabilito che l'opera non può essere assimilabile ad uno stabilimento e quindi il terminale Tap e quello di Snam per la interconnessione con la rete nazionale devono essere considerati due progetti differenti e quindi non devono essere valutati unitariamente ai fini dell’applicazione della direttiva Seveso sulla prevenzione del rischio di incidenti rilevanti.

I NO TAP E LA PREOCCUPAZIONE - «Siamo molto preoccupati dai risultati di questa perizia, perché messe da parte le arrampicate sugli specchi dei periti, i numeri crudi dicono che tra Tap e Snam, a Masseria del Capitano, ci sono 100 tonnellate di gas di hold-up». E’ quanto afferma il portavoce del Movimento No Tap, Gianluca Maggiore, a seguito dell’esito della perizia sul gasdotto Tap che secondo i consulenti del gip non deve essere assoggettato alla direttiva Seveso.
«Si tratta - precisa Maggiore - di più del doppio di quello dichiarato da Tap nella prima inchiesta (poi archiviata). Tutto questo tra quattro paesi e 20000 persone».


IL CONTENUTO - Per i periti, se per la fase progettuale non c'è alcun obbligo di procedere in modo congiunto sulle opere, «dal punto di vista della valutazione ambientale paesaggistica avrebbe dovuto essere predisposta parte dello studio con la finalità di una valutazione complessiva dell’opera fino alla connessione con la rete nazionale, con un approccio almeno di massima, oppure avrebbero dovuto essere trovate altre soluzioni per giungere allo stesso risultato tecnico». «Se è vero che l’opera - scrivono i periti - può essere materialmente costruita per tratti successivi, è sicuramente vero che la giacitura del primo tratto vincola inequivocabilmente il tracciato del secondo e ne genera l’obbligatorietà».

Dal punto di vista tecnico degli studi ambientali-paesaggistici, «il primo tratto è l’opera che dà avvio agli impatti e il suo studio deve presentare - sia pure in linea di massima - gli impatti indotto, diretti, indiretti e cumulativi della globalità dell’opera».
Proseguendo nell’analisi, i periti aggiungono che «il tema di una lettura globale dell’opera e degli effetti cumulativi, non è oggetto di particolare ed esplicita attenzione da parte del MATTM (il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare), sia nel caso del progetto Tap che in quello Snam Rete Gas». Si rileva inoltre che «le richieste di integrazione di carattere generale allo studio per la Via, che il MATTM rivolge a Tap nel corso del procedimento, riguardano prevalentemente approfondimenti sulla analisi delle alternative di approdo, senza però richiedere una visione globale che consideri anche il tratto di connessione con la rete nazionale», affermando che lo stesso sarebbe avvenuto nei confronti di SRG (Snam Rete Gas) a cui «non viene avanzata la richiesta di una valutazione complessiva cumulativa dell’opera, comprensiva della parte di Tap, in quanto il progetto è elaborato successivamente, a partire dalla scelta di approdo per Tap, precedentemente fatta».

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