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In Puglia e Basilicata

Il gasdotto

«Tap completato nel 2020», ma la procura di Lecce indaga su ipotesi inquinamento acqua

L'annuncio dell'ad Marco Alverà di Snam. Sotto la lente dei magistrati però c'è il pozzo di spinta nel cantiere di San Basilio

07 Novembre 2018

Redazione online

LECCE - Il gasdotto Tap, di cui Snam è azionista per al 20%, sarà «completato nel corso del 2020» con la «partenza del primo gas». Lo ha confermato l'amministratore delegato di Snam, Marco Alverà, parlando con i giornalisti in occasione della presentazione del nuovo piano strategico. «Il progetto - ha aggiunto - è completato per più dell’80% e i lavori sul tratto italiano sono recentemente ripresi. Confermiamo, quindi, le attese di completamento dell’opera nel corso del 2020». «Entro fine anno il finanziamento arriverà al 75%, abbiamo firmato oltre un miliardo di euro di contratti con gli shippers e nel 2019, inoltre, partiranno i lavori di interconnessione da parte di Snam. Da quando abbiamo preso il 20% abbiamo incrementato il dialogo con il territorio e con le comunità locali spiegando i benefici che il Tap porterà», ha aggiunto Alverà parlando del gasdotto Trans-Adriatico.

Intanto la Procura di Lecce sta indagando sulla realizzazione del gasdotto Tap a Melendugno, con una ipotesi di inquinamento delle acque vicino al cantiere di San Basilio. La notizia è riportata sulla edizione di Bari del quotidiano La Repubblica.
L’ipotesi che la Procura ha chiesto ai carabinieri di verificare, evidenzia il quotidiano, è che il cantiere non sia stato ben impermeabilizzato e ciò abbia determinato la perdita di sostanze pericolose nel terreno e nella falda. In particolare, si ipotizza che il colpevole dell’inquinamento sia il cemento utilizzato per costruire il pozzo di spinta, nel quale saranno calati sofisticati macchinari per costruire il microtunnel verso il mare.

Non è un caso che durante i prelievi effettuati da Arpa su delega della magistratura (l'ultimo dei quali il 4 ottobre) siano stati presi campioni di acqua ma anche di cemento. Delle indagini si sta occupando la pm Valeria Farina Valaori, con la supervisione del procuratore della Repubblica Leonardo Leone De Castris. Gli accertamenti partirono dopo che, lo scorso luglio, il sindaco di Melendugno, Marco Potì, vietò di estrarre acqua da pozzi in una vasta area a ridosso di San Basilio, a causa della presenza di alcune sostanze (nichel, cromo, vanadio, arsenico e manganese) oltre i limiti consentiti. A quella ordinanza, conclude il quotidiano, Tap rispose spiegando che nichel, arsenico e manganese erano già presenti nella falda prima dell’inizio dei lavori.

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