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Lecce, sostegno a scuola: «Il contratto ci impedisce l’assistenza ai disabili»

LECCE - «Inquadrati in una categoria che non ci permette di assistere i bambini diversamente abili». Gli operatori dell’integrazione scolastica della provincia di Lecce insorgono contro il mancato adeguamento del loro contratto di lavoro nella categoria idonea a prestare assistenza ai ragazzi con difficoltà. Giovedì, presso la Prefettura, si svolgerà un sit-in di protesta.
«Siamo stati inquadrati a tempo indeterminato dalla Asl di Lecce nel 2010 - spiegano gli operatori - con contratto di ausiliari in categoria A, pur avendo, in precedenza, un contratto a tempo indeterminato in categoria B firmato nel 2003. La legge regionale 40 del 2010 prevedeva la stabilizzazione degli operatori nel rispetto delle mansioni effettivamente svolte. Per questo motivo, gli operatori sarebbero dovuti essere inquadrati in categoria Bs, in quanto le mansioni svolte rientravano in quest’ultima categoria». Così, però, non è stato: «Siamo stati declassati in categoria A, nonostante continuiamo a svolgere mansioni di categoria Bs sotto la nostra responsabilità e nonostante la Regione abbia provveduto a formarci a sue spese, nel 2015, con un corso per Operatori socio sanitari».

Sono tanti i compiti di cui si occupano gli operatori dell’integrazione scolastica: «Diamo da mangiare ai bambini, li accompagniamo in bagno, aiutandoli in tutti i loro bisogni, somministriamo loro alcuni farmaci, li accompagniamo nei vari spostamenti sia all’interno dell’area scolastica sia fuori, per viaggi di istruzione o visite didattiche». Tutti compiti, sostengono gli operatori, che vengono svolti senza il necessario inquadramento nella corretta categoria. «Il 26 luglio ci è giunta una comunicazione da parte del direttore generale della Asl, Ottavio Narracci, con la quale siamo stati convocati per dare chiarezza alla nostra situazione lavorativa». Dopo due rinvii, la riunione si è svolta il 5 settembre, alla presenza delle sigle sindacali: «L’incontro si è concluso con un accordo unanime: entro il 2018 gli operatori sarebbero stati riconosciuti nella categoria Bs con qualifica di Oss». Il primo tavolo tecnico per definire la questione si è svolto il 1° ottobre. La riunione, però, non ha avuto gli esiti sperati: «È subito emersa la non volontà, da parte della Asl, di mantenere gli impegni presi. Infatti, qualche giorno fa ci è arrivata la notizia che tutto è stato bloccato. Tutto ciò ha lasciato nello sconforto sia noi operatori, sia i genitori: la Asl, infatti, ha inviato un ordine di servizio nel quale viene vietato agli operatori di svolgere mansioni che non sono di loro competenza. Quindi, gli operatori di categoria A non devono svolgere le mansioni finora svolte e, pertanto, non possono assolutamente aiutare i bambini portatori di handicap nei loro bisogni primari».

Il desiderio degli operatori è quello di «lavorare serenamente e di non avere responsabilità giuridiche che non ci competono. Vogliamo aiutare i ragazzi diversamente abili a svolgere regolarmente le lezioni, come i loro compagni». Per giovedì 11 ottobre, dalle 11 alle 14, i sindacati Uil-Fpl e Fsi hanno organizzato un sit-in di protesta vicino alla Prefettura. C’è anche la richiesta di essere ricevuti dal prefetto per esporre le problematiche della categoria, che si inseriscono nel più ampio elenco di disagi e di difficoltà riguardanti il settore del sostegno scolastico.

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