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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Bocciato per tante assenze il Tar bacchetta la scuola: troppo severa

Un ragazzino di 12 anni di Gallipoli aveva fatto 335 ore di assenza, superando il limite previsto dalla legge. Non era stato ammesso alla terza media (che ha potuto frequentare grazie al giudice) ora il Tar condanna la scuola

scuola

LECCE - Era stato bocciato per le troppe assenze ma il Tar di Lecce, dopo aver disposto lo scorso anno la sospensiva della decisione, ha confermato con sentenza che si era trattato di un provvedimento troppo severo e ha condannato l’istituto scolastico e il Ministero della Pubblica Istruzione a pagare le spese legali sostenute dal ricorrente per un importo di 4mila euro.
E’ la storia di un ragazzino di 12 anni di Gallipoli (Lecce) non ammesso lo scorso anno scolastico alla terza media per aver collezionato 335 ore di assenza, superando il limite previsto dalla legge. I genitori del ragazzino, al termine dello scorso anno scolastico, avevano fatto ricorso al Tar di Lecce, difesi l’avvocato Luigi Quinto.

Nel ricorso il legale aveva evidenziato non solo come il rendimento scolastico del ragazzino fosse superiore alla sufficienza ma soprattutto come le assenze maturate fossero frutto di problemi legati ad una patologia intestinale oltre che alla difficile separazione in corso dei genitori, con la madre residente a Gallipoli e il padre a Roma, e di come l’istituto scolastico non avesse mai provveduto ad allertare la famiglia delle assenza che il ragazzino stava maturando. Motivazioni che hanno portato i giudici amministrativi a concedere così lo scorso anno la sospensiva permettendogli di frequentare quest’anno la terza media, fino ad arrivare alla recente sentenza secondo cui «in presenza di tali elementi l’ipotesi di una bocciatura andava valutata con particolare attenzione e avrebbe necessitato di una motivazione rafforzata, anche alla luce delle possibili azioni che la scuola avrebbe potuto porre in essere nel caso specifico oltre a quelle consuete (ad esempio mediante comunicazioni alla famiglia o la convocazione dei genitori al fine di rendere noti i rischi di una non ammissione), nell’ambito di un rapporto improntato a reciproca e fattiva collaborazione».

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