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Strage di Marzagaglia, si attende la sentenza

Strage di Marzagaglia, si attende la sentenza

La prima pagina del «Corriere delle Puglie» del 5 agosto 1922

Le notizie sulla «Gazzetta del Mezzogiorno» di un secolo fa: a Bari arriva Ferri al fianco dei contadini

05 Agosto 2022

Annabella De Robertis

Sul «Corriere delle Puglie» del 5 agosto 1922 si dà notizia degli scontri che hanno infiammato le piazze delle principali città italiane in occasione dello sciopero generale indetto quattro giorni prima dall’Alleanza del Lavoro. Sei ore di fuoco continuo a Genova, a Milano è stata di nuovo attaccata la sede dell’«Avanti!», e palazzo Marino è stato consegnato al Commissario prefettizio. Di quanto verificatosi a Bari, il quotidiano ha già riportato la cronaca il giorno prima, annunciando la morte di un operaio saponiere e il grave ferimento di una donna nella città vecchia. La manifestazione di protesta contro la gravissima ondata di violenza squadrista che sta imperversando nel Paese è stata promossa dall’unione delle organizzazioni sindacali e dei partiti di sinistra.

Nel resto della regione, invece, lo sciopero sembra essere stato davvero un fallimento: di «disinteresse dei rossi di Andria» si parla nelle pagine interne, sebbene nella città si siano verificati tafferugli, così come a Corato. A Taranto il lavoro è proseguito senza interruzioni e a Brindisi l’astensione non ha avuto ripercussioni sul traffico del porto. Anche a Foggia non sembrerebbero esserci stati disordini. Un’altra questione, tuttavia, attira l’attenzione dei cronisti del «Corriere». A Bari, in Corte d’Assise, si è arrivati alle ultime battute del processo per la strage di Marzagaglia, un eccidio consumatosi il 1° luglio 1920 in una contrada tra Gioia del Colle e Castellaneta. Alcune decine di braccianti, impegnati nella pulitura della vigna presso la masseria della famiglia Girardi, furono a fine giornata colpiti da fucilate provenienti dall’interno della struttura. Si contarono sei morti tra i contadini: a sparare furono alcuni proprietari e mezzadri del paese. Si scatenò, così, una reazione violenta tra la popolazione, in cui morirono altre tre persone ritenute legate agli esecutori dell’eccidio. Per ristabilire l’ordine intervenne anche l’esercito.

Per sostenere la causa dei contadini pugliesi è giunto a Bari l’onorevole socialista Enrico Ferri, il maggiore esponente della scuola positiva di diritto penale e il fondatore della sociologia criminale. Accanto agli avvocati Catalano, Dragone, Castellaneta e Intini, Ferri ha tenuto un’esemplare arringa nell’aula della Corte d’Assise, integralmente riportata sulle pagine del «Corriere». «Il delinquente pericolo che premedita e prepara a sangue freddo gli strumenti del delitto: ecco i proprietari di Gioia, che non avevano ricevuto nessuna provocazione così grave da giustificare il ricorso a una simile predisposizione di mezzi omicidi», conclude l’illustre giurista. La sentenza sarà emessa pochi giorni dopo.

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