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Sede fittizia in Portogallo per non pagare le tasse: GdF Bari sequestra beni per 32 milioni a società

Sede fittizia in Portogallo per non pagare le tasse: GdF Bari sequestra beni per 32 milioni a società

 
Redazione online

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La società aveva sede fittizia in Portogallo per non pagare le tasse: GdF Bari sequestra beni per 32 milioni

Il gruppo detiene i domini dei siti di annunci online Bakecaincontri e Skocca, ed è amministrato nelle province di Torino e Cuneo. 22 indagati

Giovedì 23 Marzo 2023, 10:09

14:24

BARI - La Guardia di Finanza di Bari ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 32 milioni di euro, nei confronti di una società portoghese, Neottolemo Lda, che detiene i domini dei siti di annunci online Bakecaincontri e Skocca e opera nella gestione di un servizio a pagamento per la pubblicazione di annunci sul web, amministrata nelle province di Torino e Cuneo, e dei suoi 22 soci come profitto del reato di omessa dichiarazione in forma associativa.

Il decreto costituisce l’epilogo di una verifica fiscale e delle indagini di polizia giudiziaria delegate alla Guardia di Finanza di Bari, inizialmente dalla Procura della Repubblica barese. Il fascicolo è stato successivamente trasmesso per competenza territoriale alla Procura di Torino.

L’attività investigativa nasce da approfondimenti antiriciclaggio: il sito sarebbe stato gestito da una società con sede fittizia a Madeira (Portogallo), ma di fatto amministrata in Italia da un commercialista di Mondovì (Cn), Giancarlo Augustoni. Nell'abitazione dell'uomo sono stati trovati numerosi file audio con le registrazioni effettuate dall’amministratore, sui suoi telefoni cellulari, delle riunioni con i soci, con i consulenti che lo avrebbero affiancato nell’attività, ma anche acquisiti elementi indiziari per smascherare gli espedienti utilizzati per non pagare le tasse, attraverso l’utilizzo dello schermo di strutture societarie estere.

Gli utili sarebbero confluiti inizialmente in una controllante con sede a Cipro, che li avrebbe poi distribuiti a entità giuridiche del Regno Unito, riconducibili agli indagati, i quali potevano decidere se tenerli parcheggiati all’estero, effettuare investimenti in quei Paesi o far rientrare parte delle somme in Italia.

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