Il declino improvviso della prospettiva del «campo largo» per l’ammutinamento grillino nelle fasi finali del governo Draghi costringe il leader del Pd, Enrico Letta, ha cambiare programmi e a chiamare in campo (e nelle liste) i big del partito, in primis i sindaci che hanno un consenso rilevante e magari sono anche oltre la metà del mandato. In questo novero di «top player» dem rientra anche Antonio Decaro, primo cittadino di Bari e presidente nazionale dell’Anci.
L’ipotesi Decaro in lizza alle politiche ha creato un vero panico sia nel Pd che nella macchina politico-amministrativa barese: una accettazione della candidatura sarebbe preceduta dalle dimissioni (che diventerebbero effettive in 20 giorni), e così i tempi perché maturi questo progetto sono davvero ristretti, dal momento che le liste si presenteranno tra il 21 e il 23 agosto. Il peso elettorale di Decaro è già stato misurato nelle ultime regionali, dove nella vittoria di Emiliano, c’è stato anche un suo grande apporto, per la mobilitazione dei sindaci della regione e per la straordinaria empatia social che il politico di Torre a Mare ha, soprattutto sulle giovani generazioni. La riflessione è dunque in corso, e ad essere allarmati sono soprattutto i dem pugliesi: la candidatura farebbe perdere al Pd la guida dell’Anci nazionale e si andrebbe ad un commissariamento di Bari e della città metropolitana, enti locali cruciali nella definizione e nella realizzazione di progetti di sviluppo e modernizzazione legati al Pnrr. Sullo sfondo ci sono anche le indiscrezioni su una candidatura del governatore Michele Emiliano (che non dovrebbe dimettersi per andare in lista, e - se eletto - avrebbe alcuni mesi per optare tra le due cariche): il capogruppo dem alla Regione Filippo Caracciolo e i civici lo pregano di non seguire le sirene romane, ma il magistrato in aspettativa, capolista alla Camera o al Senato, avrebbe un effetto calamita per la galassia civica che ha aggregato in questi anni sul territorio. Emiliano e Decaro a guidare le liste (o negli uninominali), inoltre, ridurrebbero ulteriormente gli spazi per gli uscenti Bordo, Pagano, Lacarra, Messina, Stefano, mentre l’ex ministro Boccia è blindato dall’essere un componente della segreteria nazionale. Domani ci sarà la direzione nazionale dem.
Nella Lega, dove il coordinatore Roberto Marti lavora per liste forti e competitive, sono in pole - oltre agli uscenti Sasso e Tateo - anche il consigliere comunale di Bari Fabio Romito (recordman delle preferenze nella città di San Nicola nelle ultime regionali) e l’ex senatrice Carmela Minuto, che a Molfetta ha notevoli consensi personali. Nel novero delle possibilità ci sono anche le candidature dei consiglieri regionali Davide Bellomo, Joseph Splendido e Giacomo Conserva (potrebbe aderire al Carroccio anche il consigliere tarantino Massimiliano Stellato).
Fratelli d’Italia, che i sondaggi rilevano come primo partito (con percentuali in crescita dirompente) oggi terrà la prima assemblea a Giovinazzo (interverrà il coordinatore regionale Marcello Gemmato): i meloniani potrebbero ottenere un vero boom sia nel proporzionale che negli uninominali. E una candidatura è ambita sia dai consiglieri regionali (in primis Ignazio Zullo) sia da dirigenti storici di riferimento dell’area identitaria: trovare la quadra sarà un lavoro complesso tra Bari e Roma.
Non si candiderà invece il senatore azzurro ed ex sottosegretario Luigi Vitali: il politico di Francavilla ha dato la disponibilità al centrodestra per un incarico legato al mondo della giustizia. Se ci saranno le condizioni, avrebbe una grande competenza per andare al Csm. A sinistra, infine, si profila una alleanza tra Sinistra italiana e i Verdi-Europa Verde: in Puglia si candiderebbero i co-coordinatori del movimento ecologista Mimmo Lomelo e Fulvia Gravame.
















