Domenica 22 Marzo 2026 | 05:19

SCHEDA Le tesi di chi vota Sì: «Separare carriere di pm e giudici per una giustizia più equilibrata»

SCHEDA Le tesi di chi vota Sì: «Separare carriere di pm e giudici per una giustizia più equilibrata»

SCHEDA Le tesi di chi vota Sì: «Separare carriere di pm e giudici per una giustizia più equilibrata»

 
Redazione online

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La partita dei referendum: è tempo di riscoprire il nostro senso civico

I comitati: «L'Italia deve allinearsi a quello che avviene in tutte le democrazie consolidate d'Europa»

Domenica 22 Marzo 2026, 03:36

«Rendere autonomi e complementari giudici e pubblici ministeri, affinché l'arbitro sia libero da ogni vincolo e da ogni influenza, distinto da chi esercita l'accusa». È uno degli argomenti centrali dei sostenitori del Sì al referendum sulla riforma della Giustizia. Per il comitato Camere penali per il Sì, in particolare, «un giudice terzo è la prima garanzia di libertà, perché altrimenti non ci può essere il necessario riequilibrio del potere del pubblico ministero». Quindi «la separazione delle carriere rafforza la figura del giudice e restituisce fiducia, equilibrio e credibilità alla giustizia».

Da qui la convinzione che la riforma - predisponendo due distinte tipologie di carriere, requirenti e giudicanti - «riporterebbe chiarezza in un sistema in cui oggi pm e giudici appartengono alla stessa organizzazione». Per il Comitato «questa separazione assicura l'autonomia del giudice rispetto al pubblico ministero e aiuta a difendere l'indipendenza della magistratura da ogni condizionamento politico, ideologico o corporativo, rafforzando la sua funzione di garanzia». In Italia si realizzerebbe quindi ciò che avviene «in tutte le democrazie consolidate in Europa», perché «l'Italia rappresenta oggi un'anomalia assoluta» e «si allineerebbe così ai modelli liberali ed evoluti, per coerenza con la propria Costituzione e con il principio di separazione dei poteri».

Lo schieramento del Sì sostiene anche il «sorteggio dei componenti del Csm, affinché vengano «superate le logiche del correntismo che condizionano nomine e carriere, facendo prevalere l'appartenenza sul merito e sulle competenze». Inoltre «l'istituzione dell'Alta Corte disciplinare - i cui componenti sarebbero selezionati per sorteggio e in parte nominati dal presidente della Repubblica - garantirebbe finalmente che le responsabilità dei magistrati siano valutate con terzietà e trasparenza».

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