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«L’invasione delle microplastiche nell'Adriatico»: le più colpite le cozze

«L’invasione delle microplastiche nell'Adriatico»: le più colpite le cozze

I rischi nascosti dell’inquinamento, Studio su «Elsevier»: cozze e pesci dei fondali ne sono pieni, servono più ricerche

20 Giugno 2022

Marisa Ingrosso

Le cozze al primo posto, ma anche crostacei e pesci che vivono sui fondali marini. Sono questi, nell’ordine, gli alimenti più comuni attraverso i quali gli esseri umani fanno il pieno di microplastiche. E, nonostante siano certi i danni per la salute, le ricerche hanno ancora tanta strada da fare, a incominciare da una standardizzazione di misure e «qualità» dei frammenti. La ricerca pubblicata pochi giorni fa da «Elsevier» (in inglese) reca la firma di tre studiosi della University College di Dublino: Zhihao Yuan, Rajat Nag ed Enda Cummins («Scuola di Ingegneria dei Biosistemi e degli Alimenti). Si intitola «Human health concerns regarding microplastics in the aquatic environment - From marine to food systems» («Preoccupazioni per la salute umana relative alle microplastiche nell’ambiente acquatico - Dai sistemi marini a quelli alimentari»).

Sostanze tossiche Vi si spiega che i frammenti sono distribuiti in tutti i mari, in superficie e sul fondo e che, come in Adriatico, le concentrazioni variano a seconda delle correnti e delle condizioni meteo.
Il problema non è soltanto la plastica in sé: i minuscoli pezzettini «possono trasportare sostanze chimiche tossiche» inclusi «additivi tossici, inquinanti organici persistenti e metalli pesanti». Per lo più i frammenti sono «sono trasparenti e bianchi» e gli animali marini li scambiano per prede e se ne nutrono.
A tavola I bivalvi sono ricchi di microplastica, con una «concentrazione media: 0,36 particelle in 1 grammo». Con un consumo medio di 2,4 kg all’anno, «ogni individuo può mangiare fino a 864 frammenti di microplastica all’anno mangiando cozze», ma in Europa di più: tra 1550 a 9474.
Fibre di polietilene tereftalato microplastica sono state trovate nell’intestino di crostacei esposti, così come nei granchi. Le particelle di plastica nell’intestino del 35% dei pesci analizzati, con una prevalenza in quelli che vivono sui fondali.

Non solo mare Lo studio ricorda che gli esseri umani assorbono microplastica anche tramite «prodotti per la cura personale (dentifricio, scrub)» e «attraverso birra, miele, zucchero, sale (da 7 a 681 particelle per 1 kg), acqua del rubinetto e acqua in bottiglia».

Salute I frammenti ingeriti possono contenere «additivi, inclusi plastificanti, stabilizzanti, pigmenti o coloranti, antiossidanti e riempitivi o ritardanti di fiamma, che sono tossici, cancerogeni o interferenti endocrini». «Sono suscettibili alla contaminazione da inquinanti organici persistenti, idrocarburi policiclici aromatici, bifenili policlorurati e diclorodifeniltricloroetano» e «metalli tossici», oltre essere «vettori di microrganismi patogeni invasivi». Che si tratti di «ingestione del tratto gastrointestinale o inalazione polmonare», microplastiche sono state trovate nel sangue e negli organi, quelli piccoli (50 μm) sono stati trovati in linfonodi, fegato e milza. «Provocano una risposta infiammatoria nei tessuti circostanti, promuovendo l’attivazione immunitaria dei macrofagi e la produzione di citochine. Inoltre, possono attraversare la barriera respiratoria e rimanere nei polmoni» causando tossicità respiratorie e cardiovascolari. Inoltre, «il 7% delle nanoplastiche può trasferirsi attraverso le cellule epiteliali e può entrare in tutti gli organi come fegato e milza (epatotossicità), cuore (tossicità cardiovascolare), timo, organi riproduttivi (tossicità riproduttiva) e cervello (neurotossicità)» e «possono attraversare la barriera ematoencefalica e la barriera placentare».

Il principale meccanismo riportato di tossicità «è lo stress ossidativo e l’infiammazione che lo accompagna, anche a livello cerebrale». Per non parlare di citotossicità (apoptosi e necrosi, e persino danno tissutale e fibrosi) e cancerogenicità, oltre alla possibilità di «indurre ostruzione intestinale o abrasione dei tessuti».

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