Venerdì 20 Maggio 2022 | 00:49

In Puglia e Basilicata

L'intervista

Sisto: «Ridare credibilità a tutto il sistema step non rinviabile»

Sisto: «Così nasce il New Deal della Giustizia»

«L’astensione proclamata dai magistrati è legittima, ma ingiusta»

09 Maggio 2022

Mimmo Mazza

È protagonista nelle riforme sulla Giustizia del Governo Draghi, seguendo in Commissione e in aula fibrillazioni e riappacificazioni, fra coerenza dei principi ed obbligazione di risultato: Francesco Paolo Sisto, barese Doc, penalista di mille processi, sottosegretario di Stato alla Giustizia di Forza Italia, spiega alla Gazzetta stanno le cose sulla riforma dell’ordinamento giudiziario che ha portato i magistrati a indire una giornata di sciopero per il prossimo 16 di maggio.

On. Sisto, il 16 maggio i magistrati si asterranno dalle loro funzioni contro la riforma del Csm: come giudica questa scelta?

Sinceramente ingiusta. Legittima, ma ingiusta. Chiarisco: l’Anm è stata convocata, ed ha direttamente interloquito con il Ministero per almeno sette volte, oltre all’audizione da parte della Commissione Luciani, ottenendo, come lo stesso presidente Anm Santalucia ha ammesso nel corso dell’assemblea del 30 aprile scorso, rilevanti risultati, in linea con le proprie richieste. Poi il Parlamento ha deciso. Non devo ricordare che, secondo l’art. 101 della Costituzione i giudici sono soggetti soltanto alla legge e che la separazione dei poteri esige che ciascuno faccia il suo. Il Parlamento scrive le leggi, i magistrati, dopo essere stati doverosamente messi in condizione di dire la propria, sono tenuti ad applicarle, come tutti. Attenzione: la protesta dei giudici contro una legge può essere percepita dai cittadini come una sorta di autoprotezione ingiustificata, con qualche serio rischio almeno di inopportunità costituzionale. Montesquieu sarebbe molto, molto severo…

Perché è importante riformare il Csm?

La riforma Cartabia dell’ordinamento giudiziario è un tassello, rilevante, di un sistema di riforme. Nuovo processo penale, nuovo processo civile, intervento sulla crisi di impresa, norme sul rispetto della presunzione di innocenza e, prossimamente, revisione del processo tributario sono interventi strutturali, alcuni fondamentali per i ricevere i fondi del PNRR, altri indispensabili per restituire al pianeta Giustizia credibilità ed efficienza. Il comune denominatore? I principi costituzionali , ripresi con vigore e coerenza, dopo qualche… amnesia. La Costituzione, per dirla con una meravigliosa espressione di Calamandrei, è un foglio caduto per terra: se non lo raccogli e lo vivifichi, i suoi insegnamenti restano lì. Ecco, noi, magari con qualche competenza in più, l’abbiamo raccolto e lo teniamo, saldamente, nelle mani. L’ordinamento giudiziario, Csm compreso, necessitava di un intervento, mai punitivo, ma che consentisse di percepire, plasticamente, “il vigore con vigore” dei pilastri della Carta. Qualche vicenda recente aveva offuscato l’immagine della Magistratura: si è cercato di restituirle il necessario smalto.

Teme che possano esserci ripercussioni al Senato, con la commissione giustizia impegnata a valutare il testo del Governo?

La prima lettura della Camera è stata un significativo esempio di grande maturità da parte di tutti i gruppi parlamentari di maggioranza, esclusa Italia Viva, che ha ritenuto di astenersi. Per dirla con le parole di Papa Francesco dinanzi al Csm, tutti hanno fatto un passo indietro per farne, insieme, due in avanti. Abbiamo passato ore ed ore a discutere, ragionare, mediare reciprocamente, fino a raggiungere un accordo che non esito a definire politicamente equilibrato. Qualcuno sostiene che è “troppo”, altri che è “troppo poco”: vuoi vedere che siamo nel giusto? Al Senato c’è il problema dei tempi di discussione in Commissione Giustizia, ma sono ottimista e resto convinto che il senso di responsabilità prevarrà su ogni perplessità.

Cosa devono aspettarsi i cittadini dalla riforma della giustizia?

La riforma presenta un Giudice dai contorni costituzionalmente più chiari e definiti. Il 104 e il 111 della Carta impongono alla Magistratura autonomia e indipendenza, imparzialità e terzietà. Alla luce di tali premesse, è giusto o no che il Magistrato che venga eletto o chiamato a rivestire ruoli politici non torni più ad amministrare la Giustizia nelle aule ? E che se non eletto, abbia delle significative limitazioni di tempo e luogo per esercitare la giurisdizione? E che cautele simili siano riservate a coloro che rivestono ruoli di notoria matrice politica nei ministeri? Direi proprio di sì, a seguire la Costituzione. Come pure il cittadino, dopo nove anni dall’ingresso in Magistratura, avrà diritto di sapere se il suo interlocutore sarà accusatore o giudice ? Ed è corretto ridurre il numero dei magistrati “fuori ruolo” ed il loro tempo di permanenza lontani dalle aule? Direi proprio di sì, a seguire la Costituzione. Quanto ai criteri di valutazione ed al fascicolo relativo, le patologie eventuali riguardano grandi numeri e “gravi anomalie”, senza che possano, a mio avviso, legittimare preoccupazioni o perplessità in chi, come tantissimi, dedica la vita al servizio Giustizia. Poi sia chiaro: da un lato, ogni cambiamento comporta una naturale e comprensibile resistenza da parte di chi deve cambiare, è la terza legge di Newton. Dall’altro, per dirla con Alfred de Vigny, “mi chiamate legge, ma sono la libertà”, questo è il Dna immutabile della democrazia parlamentare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725