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Bari, non c'è nulla di scontatoil calcio è bello anche per questo

Bari, non c'è nulla di scontato
il calcio è bello anche per questo

Anche le vittorie annunciate non sono mai facili da conquistare

Il calcio è bello perché nulla è scontato. Nemmeno la vittorie più annunciate. Quelle figlie della logica e degli investimenti economici. Ne sa qualcosa il Bari che a tre giornate dal suono della sirena è ancora costretto a tenere alta la concentrazione e a distanza la rivale più agguerrita, quella Turris che resta a distanza di sicurezza (meno otto) ma che merita il massimo rispetto. Non è stata una domenica semplice, tutt’altro. Per lunghi tratti fibrillata. Difficoltà tecniche e tattiche. Anche atletiche. Con l’inesorabile trascorrere del tempo che finiva con il complicare i piani biancorossi, complice il largo vantaggio della Turris nella sfida casalinga contro il Città di Messina. C’è stato il timore, insomma, di ritrovarsi con sei punti di vantaggio alla vigilia delle ultime tre giornate di campionato. Con un calendario ormai indecifrabile e due trasferte (Troina e Roccella) da vivere con un pizzico di apprensione. Un’altra prestazione farraginosa di un Bari che pure si era portato in vantaggio abbastanza presto. L’impressione è di essere di fronte a una squadra in riserva. Con interpreti poco ispirati e un collettivo che fatica. Ritmi bassi, poche idee e anche una fase di non possesso tutt’altro che ermetica. Il Portici fa un figurone e questo non può essere un dato trascurabile. Dopo una partenza abbastanza contratta, la squadra campana trova i ritmi di gioco. Palla a terra, triangolazioni, capacità di spingersi fino all’area avversaria con insospettabile facilità. Riavvolgiamo il nastro, però. Tornando al vantaggio barese che arriva dopo qualche scossone dalle parti dell’area di rigore campana. A rompere l’equilibrio ci pensa l’attaccante aggiunto di casa Bari, quel Di Cesare che con la prodezza di ieri (24’) è addirittura a quota sette reti. Il controllo e la conclusione sono da bomber di razza. Non propriamente una novità per chi, come lui, è sempre stato un difensore col vizietto del gol. Sembra l’episodio in grado di partorire una partita a senso unico. Ma ben presto ci si accorge che non è così. Anzi. Passano appena sei minuti e il Portici pareggia al culmine di un’azione che evidenzia l’ennesima dormita di questo scorcio di stagione. Comincia Mattera che affronta un takle con inaccettabile mollezza. Il resto lo fanno i compagni di reparto, decisamente poco reattivi nella lettura dell’azione. Di Prisco calcia benissimo mandando il pallone nell’angolino alto alla destra di Marfella. Ma tutto quello che precede il tiro merita una sottolineatura, rigorosamente con la matita blu. La rete del pareggio toglie, inesorabilmente, sicurezze a un Bari che per tutto il secondo tempo fa addirittura fatica a tenere in mano il pallino del gioco. La squadra di Cornacchini si accende a strappi. Con Di Cesare prontissimo a sfruttare un bel cross di Floriano e a indirizzare il pallone sotto la traversa: bravissimo il portiere del Portici, Marone. Troppo poco per sperare di far saltare il banco. Allora nasce l’idea, un classico per la verità, di un attacco con due punte che giocano uno accanto all’altro. Bolzoni fa posto a Iadaresta, la torre che ti consente di puntare la porta battendo strade diverse. Sembra una partita destinata al pareggio. Il pubblico rumoreggia, l’ansia cresce. E allora si va a caccia dell’episodio. Ancora Floriano, un altro cross sontuoso. Stavolta a sfruttarlo è Simeri, che fino ad allora era stato il miglior biancorosso in campo per distacco. Colpo di testa chirurgico, la rete che si gonfia. Un bel sospiro di sollievo. Ora testa al Troina. Fa un certo effetto, già. Ma questa è la realtà. Sigh!

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