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Giancaspro e Don Chisciotte

Don Chisciotte

Giancaspro e Don Chisciotte

La lotta di Cosmo Antonio Giancaspro, trasformatosi nel Don Chisciotte del pallone biancorosso, continua

La lotta di Cosmo Antonio Giancaspro, trasformatosi nel Don Chisciotte del pallone biancorosso, continua. L’ex presidente del Fc Bari, proprio come il protagonista del romanzo dell’ingegnoso autore, finisce per sostituire la realtà con la fantasia. Continua a sguazzare nella palude in cui è sprofondato e non vuole ammettere di aver perduto. 
Si badi bene, se il Don Chisciotte biancorosso ha distrutto i sogni della città sportiva, le responsabilità sono solo e unicamente le sue. E’ bene ricordare, a chi avesse scarsa memoria, che tutto è cominciato con la bufala del pagamento, nei tempi previsti, del famoso modello F24. Quella “fake news” ha finito per condizionare l’esito dei playoff (i due punti di penalizzazione), facendo poi scivolare nel baratro società e squadra. Travolgendolo.
Se ci fosse un riconoscimento per il personaggio più indesiderato, come in positivo c’è la consegna delle chiavi della città, questo andrebbe assegnato all’unanimità all’imprenditore molfettese. Con lui si intrecciano in maniera esasperante l’ottusità provinciale, l’astuzia levantina, la prepotenza e l’arroganza di scelte discutibili e la banalità di quella che ha il profumo di una vendetta privata.

Giancaspro ha personalizzato la vicenda del Bari calcio trasformandola in una ossessione, rimanendo impigliato in questa condizione esistenziale. Così, invece di fare un passo indietro definitivo e di sparire dalla circolazione, continua nel suo viaggio verso le tenebre. 
Il magnifico camaleonte biancorosso, attacca per distogliere l’attenzione da problemi più seri, come le inchieste delle Procure e la liquidazione dell’Fc Bari in stato di insolvenza. Continua a pensare di essere il grande leader osannato, l’uomo che si circondò di manipolatori e di costruttori di miti. Quel tempo, per fortuna, è passato. La claque che gioiva con lui e difendeva a spada tratta il suo operato, si è dissolta come neve al sole. Restano le macerie del sogno, i debiti da onorare, i contenziosi da risolvere, l’immagine di una città deturpata per sempre. Inutile, quindi, insistere e frugare tra codici e codicilli della giustizia amministrativa, nel tentativo di rimettere in piedi una gabbia di credibilità.

Giancaspro ha trasformato il suo essere sopravvalutato dagli altri in un’arma micidiale di successo o di vendetta. Il Giancaspro che la città intera ha cercato di capire lo scorso campionato è stato il prodotto di eventi straordinari. Su tutti il naufragio morale del progetto griffato Gianluca Paparesta che gli ha spalancato le porte della società biancorossa. Nei suoi comportamenti c’è il senso dell’uomo che continua a considerare l’argomento calcio come la propria riserva di caccia. Se fossimo in un reality show, il Don Chisciotte molfettese sarebbe stato eliminato da tempo, a colpi di sondaggi, tra l'indignazione popolare. Tifosi veri, fate sentire la vostra voce.

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