Jack London non aveva solo la penna per raccontare il mondo. Aveva anche una Kodak A3. Scrittore, avventuriero e incontenibile viaggiatore, l’autore americano fu anche fotoreporter. Raccontava la realtà senza fronzoli né enfasi. A lui sono attribuite quasi 12 mila fotografie. I suoi scatti sono raggruppabili in quattro raccolte fondamentali: “Il popolo dell’abisso” (1903); “La guerra russo-giapponese” (1904-05); “Il terremoto di San Francisco” (1906) e “La crociera dello Snark” (1907-1909).
«Il mio posto in questa società era negli abissi, dove la vita offriva solo squallore e sventura, li, sul fondo, carne e spirito erano ugualmente affamati e tormentati». Jack London scendeva davvero negli abissi. Si travestì da marinaio squattrinato per scandagliare i bassifondi di Londra e raccontare la gente. Rifiutò di andare in giro scortato dalla polizia perché voleva vivere la realtà prima di raccontarla. Voleva provare sulla sua pelle le sofferenze degli ultimi, per poi cogliere con la macchina fotografica sguardi irripetibili. Lucido, attento, raccontava la miseria di un’umanità disintegrata dall’alcol e dallo sfruttamento, incapace di cambiare il suo destino. E poi c’erano i bambini che giocavano in strada e ballavano al passaggio del carretto con l’organo. Unica immagine di felicità e - illusoria - speranza. London sbatteva in faccia al mondo ciò che la società britannica non voleva vedere, preservandone la memoria.
Nel 1904, London si imbarcò per documentare la guerra russo-giapponese scoppiata per il controllo della Corea e della Manciuria, accreditandosi con l’esercito nipponico. Voleva mettere a fuoco il conflitto, ma le restrizioni dei giapponesi lo costrinsero a tornare in patria. i quella esperienza restano le immagini di distruzione.
Il 18 aprile 1906 alle 5.12 del mattino, Jack e sua moglie Charmian Kittredge furono svegliati improvvisamente da un terremoto di San Francisco. Tutto mutò in devastazione. Scappati sulla collina, i due coniugi guardavano increduli la città. Incaricato dal settimanale Collins, London cominciò a girare a cavallo con sua moglie attraversando la città e i sobborghi per immortalare quello che stava accadendo. L’esperienza fu devastante. Tradusse ciò che vedeva anche in letteratura: quei luoghi gli ispirarono la California distopica della Peste scarlatta.
Nel 1907, sempre con sua moglie Charmian, partì in crociera per il mondo con la sua barca a vela “Snark”. Attraversarono il Pacifico raggiungendo le Hawaii, le isole Marshall, la Nuova Guinea, Guam, fino all’ Australia dove il peggioramento delle sue condizioni di salute pose fine all’“avventura”, col rientro a San Francisco. Affascinato dallo stile di vita della gente incontrata durante la navigazione, Jack immortalò i nativi, la loro vita così lontana da quella del cosiddetto mondo civilizzato, senza enfasi ed esaltazioni. Un esempio di empatia per immagini ineguagliabile.
















