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In Puglia e Basilicata

Olio con la card:  pugliese il metodo

Olio con la card:  pugliese il metodo
L’Università del Salento, il consorzio Carso e l’Istituto agronomico mediterraneo (Iam) hanno messo a punto una metodica che consente, grazie all’analisi con la risonanza magnetica nucleare, di poter individuare la provenienza di un olio senza il minimo dubbio ed evitare così le contraffazioni

03 Marzo 2009

Per difendere l’olio dalle contraffazioni ed evitare ai consumatori di finire gabbati sullo scaffale, serve una carta d’identità del prodotto. Sapreste riconoscere un olio dalla sua nota dorata, dal retrogusto fruttato, dalla densità? Se non siete degustatori di professione potrebbero in realtà vendervi qualsiasi cosa. Ma il primo luglio, grazie all’azione condotta a Bruxelles da alcuni parlamentari italiani, tra i quali in prima linea il nostro Enzo Lavarra, entra in vigore l’obbligo dell’etichetta terra d’origine per tutti gli oli extra vergine d’oliva e non più soltanto per gli oli beneficiati da denominazione d’origine (Dop e Doc, per intenderci). Basterà a difendersi dalle contraffazioni? 

L’Università del Salento, il consorzio Carso e l’Istituto agronomico mediterraneo (Iam) hanno messo a punto una metodica che consente, grazie all’analisi con la risonanza magnetica nucleare, di poter individuare la provenienza di un olio senza il minimo dubbio. «La questione - chiarisce Francesco Paolo Fanizzi, del dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche e ambientali della facoltà di Scienze dell'Università del Salento - è che questo nostro metodo prevede sì l’utilizzo della risonanza magnetica nucleare, ma attraverso un approccio multidisciplinare (insieme al chimico l’agronomo e il biologo molecolare) che ci consenta di poter descrivere il campione analizzato attraverso un numero di variabili sufficientemente elevato da caratterizzarlo in maniera univoca e non discutibile. Oggi i parametri d’analisi sono ad esempio l’acidità, il numero di iodio, il numero di perossido. Comunque non più di dieci. Ma se guardiamo la risonanza magnetica così come facciamo noi, possiamo partire da 20 parametri fino ad arrivare a un numero molto più alto. Così il riscontro diventa oggettivo». 

A difesa dell’olio pugliese, dunque, un’arma in più. Un’arma della quale potrebbe dotarsi l’Unione europea per uniformare il sistema di analisi contro le contraffazioni. Nelle scorse settimane, l’onorevole Lavarra e lo stesso Fanizzi, insieme ad un gruppo di ricercatori che sta lavorando al progetto, ha incontrato il capo di gabinetto del commissario europeo all’Agricoltura. All’interesse suscitato è corrisposto l’avvio di una collaborazione che al momento prevede la predisposizione di protocolli per l’intercalibrazione (la messa a regime e l’uniformazione del metodo, insomma) sullo stesso progetto. 
«Solo in Puglia. spiega Fanizzi - servirebbero almeno due centri specializzati per macroaree. Il lavoro più improbo è quello di tenere continuamente aggiornati i database con le analisi delle centinaia di campioni prelevati e analizzati. Le analisi devono seguire la produzione anno per anno». 

E di lavoro in effetti ce n’è tanto se è vero com’è vero che solo nella nostra regione esistono ben 35 diverse varietà di olive dalle quali (singolarmente o per mistura di varietà con nota preponderante di una o die di esse) si ricava olio. Altro capitolo, non meno importante. Il progetto che riscuote l’interesse dell’Ue necessità di investimenti. Anche la Regione se ne sta interessando.
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