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si parte venerdì

A Matera l'altra Galilea
con gli attori del presepe vivente

A fare il resto è la suggestione di alcune location nei Sassi

presepe vivente Matera

di EMILIO OLIVA

Dopo la «crisi» del settimo anno, l’ottava edizione a cura di Matera Convention Bureau è forse ad una svolta. Non più l’itinerario che abbracciava sia il Caveoso sia il Barisano, non sempre facile da gestire, e con rischi di sovraffollamento incompatibili con il fragile tessuto dei Sassi, ma una scenografia più ragionata, concentrata nel Barisano, e in alcune inedite location dove i visitatori sono accompagnati a gruppi da alcune guide. Da venerdì, giorno della inaugurazione, il Presepe vivente nei Sassi, ancora alla ricerca della sua identità, ha cambiato pelle. Meno hollywoodiano e più aderente al fascino dei luoghi, anche se la tentazione di cadere nella spettacolarizzazione a tutti i costi e nell’artificiosità resta purtroppo una costante. Il ricorso a video mapping ed effetti speciali altera la dimensione intima e familiare del presepe aprendolo al rischio di uno spettacolo consumistico da luna park. Fortuna che si riscatti con le rappresentazioni teatrali.

«Quest’anno c’è una regia», evidenzia il bravo attore lucano Giuseppe Ranoia che dopo la felice esperienza estiva di “Sogno di una notte a quel paese” a Colobraro interpreta il sommo sacerdote del Sinedrio insieme con Mimì Orlandi, il sacerdote anziano, e gli altri sacerdoti Antonio Alvaro e Edoardo Oreste intorno all’Arca dell’Alleanza ricostruita davanti all’altare della chiesa di San Pietro Barisano.

L’impronta è quella di Gianpiero Francese, regista potentino, che aveva già stretto un legame con la città attraverso le rappresentazioni di Mater Sacra e che lo scorso anno aveva polemizzato con il sindaco Raffaello De Ruggieri per la esclusione del suo spettacolo dalle manifestazioni pasquali.

Tra punte di professionalità e scene di ordinario dilettantismo, il presepe vivente è ambientato in corti monumentali e luoghi poco conosciuti del Barisano. L’itinerario parte dalla corte dell’ex ospedale San Rocco, dove artisti gravinesi, attori della compagnia L’Altro Teatro e ballerini della scuola di danza Attitude Ballet di Teresa Pappalardi, propongono la scena dell’Annunciazione. È un arcangelo Gabriele dalle ali proiettate su una parete della corte ad annunciare a Maria di essere stata prescelta per il concepimento del figlio di Dio, sulle note dell’Adagio per archi composto da Samuel Barber, reso ancora più celebre dalle colonne sonore dei film The Elephant Man di David Lynch e Platoon di Oliver Stone.

Si prosegue con la rappresentazione dei mestieri nella cantina di San Biagio, tra improbabili attività produttive dell’antica Galilea, per entrare nella sacralità del tempio ebraico ospitato nella chiesa di San Pietro Barisano.

La quarta e ultima tappa è il convento di Sant’Agostino con la proiezione di immagini sulla facciata della chiesa e l’ambientazione di un mercato. «Pesce frescoooo», si ascolta da una delle voci degli ambulanti dell’antica Galilea, fra i quali anche «fabbri d’arte», con tanto di insegna in ferro. Nelle viscere del convento, tra lo scempio del cemento usato in abbondanza per il discusso progetto di riqualificazione, già bandito dall’ex ministro Francesco Rutelli e poi riportato a galla, e i resti dell’originario banco tufaceo degli ipogei, si assiste alla emozionante scena della Natività. Maria e Giuseppe sono interpretati dalla giovane attrice melfitana Marika Sedile e dall’attore Erminio Truncellito, uno dei protagonisti dell’Estate di Isabella a Valsinni. Chiude il presepe vivente la rappresentazione della corte di Erode, con tanto di odalische, proposta dalla compagnia L’Altro Teatro di Gravina di Puglia nei giardini del convento.

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